La nuova corsa all’oro per alimentare l’IA: “L’Europa non è neanche in classifica” | Kettmajer

Il 4 ottobre Donald Trump ha annunciato la Super Intelligence Force, una task force guidata dal direttore della National Intelligence Jay Clayton, con 120 giorni per valutare rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mantenere il vantaggio sulla Cina: “la Cina ci raggiungerà facilmente”, aveva avvertito il presidente a proposito della corsa all’IA. Al vertice di Washington del 24-25 settembre i due Paesi hanno concordato un nuovo dialogo sul tema. Pechino resta centrale nella raffinazione delle terre rare, indispensabili all’hardware.

La fame di energia

“È fondamentale”, risponde Michele Kettmajer, esperto di intelligenza artificiale, sul peso strategico dell’IA, perché “i computer che calcolano l’intelligenza artificiale consumano davvero tantissima energia”. Da qui, a suo avviso, un’altra lettura delle mosse americane: “non è solo predominio territoriale o così via, ci sono dietro delle spinte molto forti”. Il fabbisogno si traduce in scelte concrete delle big tech: nella Rift Valley “stanno iniziando a comperare migliaia e migliaia di ettari di terreno”, e “La Norvegia è ottima perché è molto fredda” per ospitare i data center. Negli Stati Uniti, aggiunge, alcune comunità dicono: “non vogliamo questo modello estrattivo così potente a livello energetico e di acqua nel nostro territorio”.

Terre rare, chip e Taiwan

“In questo momento la Cina estrae e produce più del 90% delle terre rare”, sostiene Kettmajer, materiali che servono per “componentistica elettronica”, dalle turbine ai razzi militari, dall’hardware per l’IA ai telefonini. C’è poi Taiwan, che “in questo momento produce più del 60% dei chip mondiali”. In questo scenario “L’Europa assiste in maniera purtroppo inerte”, per politiche che definisce “assolutamente inadeguate”.

Per Kettmajer il quadro è questo: “Noi assistiamo da spettatori, purtroppo.”