Francesco proclama Paolo VI beato «Seppe cogliere il segno dei tempi»

Papa Francesco a San Pietro

La società cambia ma la Chiesa non deve avere paura di cambiare. Papa Bergoglio guarda l’arazzo di seta srotolarsi lentamente sulla facciata della basilica. L’effige gigante del beato Paolo VI, il pontefice che chiuse il Concilio ed ebbe l’intuizione di dare vita ai sinodi, si disvela finalmente ai fedeli. L’ultima assemblea sinodale si è conclusa dopo due settimane di dibattiti, confronti, votazioni proprio ieri mattina in piazza san Pietro con la messa di beatificazione di Montini. «Gesù non ha paura delle novità. Per questo ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate». Bergoglio insiste molto sull’immagine del mutamento, dell’itinere, del viaggio intrapreso. La Chiesa come maestra di vita nel mondo. «Sinodo significa camminare assieme. E, infatti, pastori e laici di ogni parte del mondo hanno portato qui a Roma la voce delle loro Chiese particolari per aiutare le famiglie di oggi a camminare sulla via del Vangelo con lo sguardo fisso su Gesù». All’indomani del voto e della pubblicazione dei risultati si fanno i conti. E’ il tempo dei bilanci. «In questo giorno della beatificazione di Papa Paolo VI mi tornano in mente le sue parole con le quali istituiva il sinodo dei vescovi: “scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei giorni nostri e alle mutate condizioni della società”».
DIVORZIATI E GAY
La posta in gioco è alta, non tutti i cambiamenti proposti sono passati. Alcune aperture sono state giudicate eccessive ad un terzo dei padri sinodali, tanto che tre articoli non hanno ottenuto i due terzi per passare. La comunione ai divorziati, le coppie di fatto, le coppie gay, gli omosessuali. Lo sguardo di Papa Bergoglio resta fisso sull’arazzo di Paolo VI che sorride a braccia aperte. Difficile non ricordare la grande solitudine di Papa Montini nel prendere gravi decisioni, le angustie causate dalle resistenze interne, e poi, durante gli anni della contestazione, le pressioni del mondo eterno. Anche allora c’erano tanti fermenti vitali ma di difficile gestione. Per certi versi è un po’ quello che sta accadendo oggi. «La grandezza del beato Paolo VI risplende mentre si profilava una società secolarizzata e ostile. Egli seppe condurre con saggezza lungimirante, talvolta in solitudine, il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore» dice Bergoglio. Sul sagrato di San Pietro c’è il parterre delle grandi occasioni, cardinali, ambasciatori, delegazioni straniere, politici; stavolta c’è anche un ospite particolare, anzi particolarissimo, la cui presenza in questo momento è assai significativa dentro e fuori la curia: Ratzinger, il Papa emerito, che ha accolto l’invito a prendere parte alla celebrazione. Fu Paolo VI che lo creò cardinale, mandandolo alla diocesi di Monaco.
FRATELLI
Quando Bergoglio e Ratzinger si sono trovati davanti, si sono abbracciati fraternamente, parlandosi per qualche secondo, facendo intuire l’esistenza di un feeling che va al di là del semplice cerimoniale. Il Papa regnante e quello dimesso si sentono spesso, si ascoltano, si confrontano. Bergoglio dice di lui che è come avere in casa «un nonno saggio», una figura di riferimento, un punto fermo al quale rivolgersi per avere un consiglio, per dissipare dubbi. Cosa che è accaduta sovente in quest’anno e mezzo di pontificato, e che ha continuato ad avvenire durante i giorni del Sinodo sulla famiglia, quando infuriava la battaglia tra conservatori e progressisti. La presenza di Ratzinger ieri mattina attestava (ancora una volta) il suo pieno appoggio a Bergoglio. Con buona pace di alcuni padri sinodali che di fronte a tante novità, compreso il dialogo non più retraibile sui divorziati risposati, vorrebbero mantenere un impianto cristallizzato alla tradizione, senza modifiche, senza aggiustamenti. Le immagini di quell’abbraccio hanno fatto subito il giro del mondo. Due fratelli, sullo sfondo l’arazzo di Paolo VI. Ratzinger è apparso in pubblico ancora più fragile dell’ultima volta. Camminava appoggiandosi al bastone, assai ricurvo e incerto. Ha preso posto nella prima fila a fianco dei cardinali, una sedia come le altre, non un tronetto. Dietro di lui un gendarme gli teneva un ombrello per ripararlo dal sole caldissimo. Al momento della proclamazione del nuovo beato è restato immobile a occhi chiusi. Bergoglio durante l’omelia ha ripreso il filo della cronaca degli ultimi giorni. «È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». Il cammino va avanti. Tenendo conto di quella fetta di padri sinodali, circa un terzo, che su alcune questioni proprio non ci sentono. E’ probabile che gli daranno filo da torcere. L’esempio di Paolo VI, citato più volte durante la messa, fa capire che allaf ine Francesco deciderà in solitudine.

Il Messaggero