Jeffrey Sachs gela l’aula in Parlamento UE ▷ “Davvero volete rischiare il nucleare? Telefonatevi accidenti!”

"La signora Kallas vuole umiliare la Russia ogni singolo giorno. I Paesi baltici vogliono umiliare la Russia ogni singolo giorno. Il signor Sikorski vuole umiliare la Russia ogni singolo giorno. E sono felice di fare nomi, perché ho lavorato con tutti i loro governi"

L’Europa ha scelto la strada del riarmo. Centinaia di miliardi di euro messi sul tavolo della difesa, una retorica che a Bruxelles e in diverse capitali dell’Est parla apertamente di sconfiggere la Russia, e c’è perfino chi, tra i vertici militari americani, ipotizza di prendersi Kaliningrad. Il tutto mentre i conti pubblici di mezzo continente scricchiolano e scuola e sanità arrancano.
Il Ministro della difesa Crosetto ha sostenuto in una recente intervista che “nella mentalità russa c’è l’idea di attaccare per occupare”. Il ragionamento ha però una falla che nessuno sembra voler guardare in faccia: dall’altra parte c’è una superpotenza nucleare.

Per l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs, intervenuto al Parlamento europeo, il punto di partenza è brutale: “Penso che l’Ucraina sarà distrutta prima ancora che un’arma europea esca da una linea di produzione. E anche se ci riuscissero, non fermerebbe nulla. Usare contro una superpotenza nucleare un linguaggio come «dobbiamo sconfiggere la Russia» o «la Russia deve perdere» è un errore pazzesco. È un errore di categoria, un errore di giudizio. Un errore che potrebbe far uccidere tutti”.

La storia, del resto, ha già mostrato quanto sia sottile il filo. “Durante la crisi dei missili di Cuba siamo arrivati vicinissimi all’Armageddon nucleare. Se non conoscete la storia, leggete Gambling with Armageddon di Martin Sherwin, il più grande storico americano dell’era atomica: è il resoconto definitivo di quei giorni, più affascinante di quanto possiate immaginare. Sherwin racconta che siamo stati a un secondo da un attacco da parte di un sommergibile russo in avaria, armato con un siluro a testata nucleare. Secondo la dottrina americana avrebbe portato a un contrattacco nucleare totale degli Stati Uniti, che con ogni probabilità avrebbe posto fine alla civiltà”.

Se il mondo è ancora qui, è perché due leader scelsero di non ascoltare chi li spingeva verso il baratro. “Kennedy e Chruščëv erano entrambi grandi uomini, perché tutti i loro consiglieri dicevano di andare in guerra. Si dissero: non è una buona idea, troviamo una via d’uscita. E la trovarono, e siamo sopravvissuti per raccontarlo. L’anno successivo Kennedy era determinato a riportare il mondo indietro dal baratro della guerra nucleare, ed è da lì che nasce il Trattato di parziale messa al bando degli esperimenti nucleari”.

La lezione del 10 giugno 1963

Il cuore di quella svolta è un discorso a cui Sachs ha dedicato un libro, To Move the World: JFK’s Quest for Peace. “Il 10 giugno 1963 Kennedy disse al popolo americano: dobbiamo fare pace con l’altra parte. Non pose richieste all’Unione Sovietica. Disse agli americani: pensiamoci, perché altrimenti moriremo tutti. Quando Chruščëv lesse il discorso, disse: voglio fare la pace. Perché Kennedy non aveva detto «fai questo, fai quello, sei malvagio». Aveva detto: dobbiamo ripensare il nostro atteggiamento per poter fare la pace. E Chruščëv rispose: anche noi. E la pace ebbe inizio”.

In quelle parole c’è un passaggio che, oggi, suona come un avvertimento rivolto direttamente all’Europa: “«Soprattutto, pur difendendo i nostri interessi vitali, le potenze nucleari devono evitare quelle situazioni di scontro che pongono un avversario davanti alla scelta tra una ritirata umiliante o una guerra nucleare. Adottare una simile condotta nell’era nucleare sarebbe prova soltanto del fallimento della nostra politica o di un desiderio collettivo di morte per il mondo». Dopo la crisi dei missili, Kennedy dice «soprattutto». E lo pensa davvero”.

Jeffrey Sachs durante l’ultima conferenza in Parlamento UE

Nomi e cognomi

Esattamente ciò che, a Bruxelles, si fa ogni giorno. “La signora Kallas vuole umiliare la Russia ogni singolo giorno. I Paesi baltici vogliono umiliare la Russia ogni singolo giorno. Il signor Sikorski vuole umiliare la Russia ogni singolo giorno. E sono felice di fare nomi, perché ho lavorato con tutti i loro governi: ho il massimo riconoscimento del governo estone e di quello polacco per il mio servizio a quei Paesi. Non sono loro nemico, li ho aiutati nei momenti cruciali. Smettetela di cercare di umiliare la Russia, di forzarla a una cosiddetta sconfitta umiliante. Soprattutto, evitate questo, perché è un desiderio di morte”.

Un desiderio di morte che ha già i suoi interpreti. “Volete davvero qualche stupido generale americano che dice che potremmo prendere Kaliningrad senza problemi? E poi, quando Putin dice che userà tutti i mezzi per difenderla, tutti questi stupidi opinionisti a ripetere: «Oh, sta solo bluffando». Sono così stufo di questi opinionisti. Cosa faranno dopo la guerra nucleare? «Oh, mi dispiace, non stava bluffando». L’obiettivo è davvero l’umiliazione? A cosa serve questo riarmo per andare in guerra con la Russia? Hanno 1.600 armi nucleari attivamente schierate. State scherzando? A cosa state pensando?”.

Il conto della corsa alle armi, intanto, lo pagano altrove. “Sedetevi, parlate onestamente e smettetela di sprecare i vostri soldi in tutta questa roba. Guardate i punteggi PISA usciti la settimana scorsa: l’Europa non è andata bene, ed è per questo che gli studenti di Parigi sono per le strade. Non ricevono un’istruzione decente. Vergogna! La Gran Bretagna non riesce a tenere aperto il proprio servizio sanitario. Vogliamo davvero la Terza guerra mondiale proprio in questo momento?”.

L’alternativa, a sentire Sachs, ha un prezzo irrisorio. “Costa molto meno una telefonata. Non costa 450 o 900 miliardi di euro. Ho persino offerto il mio account Zoom: se il presidente Costa o il cancelliere Merz vogliono usarlo, pago io il conto. Fate una telefonata. Incontrate Lavrov, lo conosco da trent’anni ed è incredibilmente intelligente. Parlategli, rivedete la storia, discutete di cosa si potrebbe fare. Ci saranno cose inaccettabili, ma ce ne saranno anche molte assolutamente giuste. È questo che si chiama diplomazia. Quindi no, non è una buona idea accumulare questi armamenti, perché la Russia non ha il minimo interesse a marciare sull’Europa”.