Il presidente della Federcalcio argentina, Claudio Tapia, l’aveva voluto così: per Lionel Messi serviva “l’addio che merita davvero“. Al Monumental di Buenos Aires, a 39 anni, il capitano ha chiuso un viaggio di oltre vent’anni con la Nazionale in una serata nata come omaggio e vissuta da protagonista fino all’ultimo.
Lacrime prima del fischio
Alle prime note dell’inno il Monumental si è fatto abbraccio collettivo. Messi e Scaloni non hanno retto alla commozione, davanti a uno stadio da 85mila posti, per un’amichevole contro il Benin, 93º nel ranking Fifa e mai qualificato a un Mondiale. Il peso della serata era tutto altrove.
L’ultima immagine di Leo con l’Albiceleste era quella della finale di New York persa con la Spagna il 19 luglio, in lacrime davanti alla sua gente. Poi l’annuncio del ritiro, il 31 agosto, e il dolore per la scomparsa del padre Jorge. Il Monumental ha restituito una chiusura diversa. “Sono felice di poter farne parte“, aveva detto il ct Scaloni alla vigilia.
Messi chiude in bellezza con l’Argentina: un gol e due assist
Messi non si è limitato alla cerimonia. Un gol e due assist nella partita dell’addio, come nella semifinale mondiale con l’Inghilterra, vinta 2-1.
Dietro un percorso lungo 21 anni, ci sono il Mondiale 2022, due Copa América e la Finalissima: un palmarès che in Nazionale nessuno ha eguagliato. Resta la distanza tra i numeri e quello che si è visto a Buenos Aires, già tutta nelle parole della lettera d’addio: “Ora sarò un altro di voi, soffrendo e tifando sempre da fuori“.










