Il 30 settembre l’ANSA ha titolato sull’emergenza del volo Flydubai Dubai-Tel Aviv parlando di una lite tra pilota russo e copilota ucraino. Le nazionalità sono state corrette poco dopo: secondo le ricostruzioni successive, i piloti erano un omanita e un emiratino. Il caso riapre il tema dell’informazione in tempo di guerra, affrontato a Un Giorno Speciale da Giorgio Bianchi e dallo storico Angelo D’Orsi.
Dall’Agenzia Stefani all’ANSA
Bianchi parte proprio dal titolo dell’agenzia, accusando la cosiddetta stampa responsabile di poter diventare corresponsabile di una terza guerra mondiale, e chiede allo storico quale ruolo abbiano avuto informazione, intellettuali e politici nei conflitti del passato. Per D’Orsi non è la prima volta che l’ANSA si comporta da agenzia di propaganda: il precedente storico è l’Agenzia Stefani, voce ufficiale del regime fascista. Oggi, spiega, i media sono la punta di diamante di ciò che definisce «sistema guerra».
Gli intellettuali e la guerra
Le radici, argomenta D’Orsi, risalgono alla Prima guerra mondiale, preparata per quindici anni da letterati, filosofi, docenti e giornalisti. Il Manifesto del Futurismo del 1909 celebrava il conflitto come «igiene del mondo», mentre nel 1912 un sondaggio tra gli studenti delle scuole d’élite francesi mostrava una classe dirigente favorevole alla guerra. Poi gli appelli contrapposti degli intellettuali di ogni Paese, tutti con lo stesso messaggio: noi la civiltà, loro la barbarie. Tolte le firme, osserva lo storico, non si distinguerebbero.
Lo schema, sostiene, si ripropone dopo il 7 ottobre 2023, quando lo scontro di civiltà teorizzato da Huntington sarebbe tornato nelle parole di governanti e commentatori. Lo storico richiama Romain Rolland, che nel 1914 denunciò lo schieramento degli intellettuali con parole che gli ricordano l’«abbaiare della NATO» di Papa Francesco: «avete perso il senno».
Oggi, avverte D’Orsi, chi si dice contro la guerra rischia di essere bollato come traditore da giornalisti e intellettuali irresponsabili che stanno preparando il conflitto: «ci stanno portando la guerra in casa».










