Opera di Pier Luigi Nervi, vincolato dallo Stato e da anni inutilizzato, lo stadio Flaminio è il cuore del progetto con cui la Lazio punta a costruirsi una nuova casa. La conferenza dei servizi preliminare, aperta a fine maggio, si è chiusa in estate con un parere favorevole della Soprintendenza ma condizionato da prescrizioni che, secondo alcune ricostruzioni, toccano pensilina e capienza. Fuori dall’esame è rimasto il piano economico-finanziario, mentre il Campidoglio ha chiarito che i rilievi dovranno essere sostanzialmente recepiti. Il passo successivo è il riconoscimento del pubblico interesse, prima in Giunta e poi in Assemblea capitolina.

Il vincolo e la Soprintendenza

“Se tutto va bene, non è che siamo così indietro“: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri fa il punto sullo stadio della Lazio a Radio Radio Lo Sport. Il nodo è tutto nel vincolo, perché si tratta di “un bene che già esiste e che è vincolato“, tutelato da una Soprintendenza di Stato autonoma rispetto al Comune. Prima del voto sull’interesse pubblico, lo stesso espresso nel 2023 per lo stadio della Roma, serviva una certezza: “Dovevamo sapere se effettivamente quel progetto passava il vaglio della soprintendenza“.

Da qui la conferenza dei servizi preliminare, chiusa con un sì condizionato. Le prescrizioni, assicura Gualtieri, non sono un ostacolo: “Sono prescrizioni che si possono superare, assolutamente superabili“. Pesano, ma non bloccano: “Sono delle questioni che hanno la loro concretezza, ma non sono insuperabili“.

Stadio Lazio, il voto entro l’anno

La società è al lavoro su “adattamenti che sono marginali, che sono indispensabili naturalmente“. Appena la Soprintendenza darà il suo ok, il Comune potrà procedere, e l’amministrazione auspica di arrivare “entro l’anno, al voto in assemblea capitolina per l’interesse pubblico“, il passaggio che sblocca la progettazione completa e la conferenza decisoria.

Anche per i tifosi biancocelesti il sindaco vede un segnale: “C’è una prospettiva molto concreta che si possa arrivare a un via libera finale come quello della Roma in tempi non biblici“.