Un anno senza Furio, un anno con Furio

1 anno fa si spegneva una parte di noi.
Era il 28 settembre 2025 e Furio Focolari ci lasciava dopo aver affrontato la Sla con la dignità di chi non ha mai chiesto sconti, né alla vita né al microfono. Quel giorno gli abbiamo scritto che era stata una trasmissione che non avremmo voluto chiudere mai. Dodici mesi dopo possiamo confessarlo: non l’abbiamo chiusa affatto.

Furio, in questa casa, non è mai andato via davvero. Torna ogni volta che in studio il dibattito si accende e qualcuno alza la voce. D’istinto ci chiediamo cosa avrebbe detto lui. Lo sappiamo quasi sempre, e quasi sempre non sarebbe stato tenero. Succede ancora di più quando c’è di mezzo la Lazio, la squadra che amava senza mai permettere al tifo di prendersi il mestiere.

Il Paese lo ricorda come la voce che ha accompagnato Alberto Tomba sulle piste di mezzo mondo. Per molti è anche il cronista che dalla Rai ha raccontato lo sport a generazioni di italiani. Anche noi lo ricordiamo così, e con orgoglio. Ma per noi Furio è stato prima di tutto un fratello maggiore, e poi il nostro direttore. Abbiamo passato trent’anni al suo fianco. Ci ha insegnato il giornalismo e, prima ancora, il modo di stare al mondo.

Un uomo libero

Libero anche quando non conveniva. Libero di non fare zero a zero su niente con la spontaneità di chi sa mettere la punteggiatura nelle frequenze. Diceva quello che pensava, con quel tono che saliva di mezza ottava quando si accalorava, e accettava il rischio di risultare scomodo.
Ai più giovani ha dedicato una pazienza che non finiva mai. Ci ha lasciato anche qualche rimprovero che ancora oggi ci risuona nelle orecchie. Ci servono, quei rimproveri. Ci ricordano che l’asticella l’aveva messa lui, e che da lì non si scende.

Un anno dopo il vuoto non si è fatto più piccolo. Abbiamo solo imparato a portarlo con noi, come si fa con le cose preziose.