CAGLIARI-JUVE | Dopo la sosta, qualcosa è…Cambiaso, però in peggio, per quanto riguarda la produzione di gioco di una Juventus tutto sommato più pallida del rosa della sua maglia. Pure dopo l’ingresso del numero venti juventino al posto di Celik, che giustifica il nostro puerile gioco di parole. A proposito di parole, parole, parole, il tecnico juventino se la prende con Mina, inteso come Yerry il colombiano, artista della provocazione. Non è però colpa del centrale del Cagliari se la Madama, dopo essersi fatta beffare a difesa schierata dal gol di Maldini, concede campo a più riprese e rischia di subire il raddoppio tra gli “olé” (sic) che dopo il 70′ cominciano a piovere dalle tribune della “Unipol Domus”.
È pur vero che in un paio di occasioni, a cominciare dall’interno sinistro di Zhegrova, i bianconeri trovano sulla via del tentato pareggio un Caprile molto reattivo, però basta un Cagliari attento al presidio delle zolle e molto elastico nel rilancio dell’azione per depotenziare la pressione offensiva della Juventus.
Quando tutto sembra perduto, Kolo Muani realizza un gol da bomber vero, di testa, su invito da sinistra di Alajbegovic, anticipando Deiola.
Comincia un’altra partita? Più o meno, perché lo stesso Kolo Muani fallisce il raddoppio, e Woltemade appresso a lui.
Gli uomini di Pisacane vivono un finale contratto e timoroso, la Juve sente profumo di completamento della rimonta, 4′ di recupero sembrano tanti per il Cagliari e pochi per Madama, il che traduce il concetto che l’inerzia della partita è cambiata. Ciò che non cambia più è il risultato.
Da questo 1 – 1 che indicazioni trae Luciano Spalletti? Quante e quali risposte ha ottenuto? Bisogna capire se si intravedono segnali di crescita negli automatismi di gioco. E sottolineo se, canterebbe Mina.










