Un vecchio video torna a fare il giro dei social, e con lui una frase che all’epoca era passata quasi inosservata. A riportarla in superficie è chi l’ha accostata all’immagine di un cimitero ucraino, file di croci a perdita d’occhio, trasformando un passaggio da convegno in un caso politico. Le parole risalgono all’ottobre 2023 e sono di Kajsa Ollongren, allora ministra della Difesa dei Paesi Bassi: sostenere l’Ucraina contro la Russia, spiegava, rappresenta un modo molto economico per evitare che Mosca diventi una minaccia per la NATO.
Il prezzo della sicurezza
Il contesto è quello del Warsaw Security Forum. Alla ministra veniva chiesto quanto fosse ottimista sulla capacità dell’Occidente di garantire aiuti a Kiev per tutto il tempo necessario, con il timore che il sostegno americano potesse interrompersi per effetto delle dinamiche elettorali negli Stati Uniti. La risposta andava oltre la rassicurazione di rito. Per Ollongren l’opinione pubblica doveva convincersi che la guerra russa non riguarda l’Ucraina, ma la sicurezza dell’Europa, e i governi europei non potevano limitarsi ad attendere l’esito del voto americano.
Da qui l’appello a Washington, e la frase incriminata. Secondo la ministra, gli Stati Uniti condividono in fondo lo stesso interesse dell’Europa, perché sostenere Kiev conviene a tutti. Una logica contabile, quasi da bilancio aziendale, che oggi suona assai diversa agli occhi di chi conta le vittime al fronte.
Dall’Aia a Bruxelles
Non si trattava di un’uscita isolata. Durante il suo mandato il governo olandese ha destinato ulteriori 2 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina per il 2024, e nel giugno dello stesso anno Ollongren dichiarò che i Paesi Bassi non si sarebbero opposti all’impiego degli F-16 forniti a Kiev per colpire obiettivi in territorio russo. Il suo incarico alla Difesa si è chiuso il 2 luglio 2024.
La carriera, però, è proseguita ai piani alti delle istituzioni europee. Lo scorso giugno l’Alta rappresentante Kaja Kallas l’ha nominata segretaria generale del Servizio europeo per l’azione esterna, il vertice amministrativo della diplomazia Ue, con insediamento fissato al primo settembre. Una nomina che riflette la priorità che Bruxelles assegna oggi alla difesa europea. Ed è proprio questo a dare nuovo peso a quel video: la funzionaria che oggi guida la macchina diplomatica dell’Unione è la stessa che liquidava il sostegno a Kiev come un affare vantaggioso. Testuale: “Sostenere l’Ucraina è un modo molto economico per assicurarsi che la Russia, con questo regime, non sia una minaccia per l’Alleanza atlantica”.
Il pacchetto più pesante dalla guerra
E proprio dal Servizio europeo per l’azione esterna, la struttura che Ollongren oggi dirige, è partita la proposta del nuovo giro di vite contro Mosca. Presentato il 16 settembre, il pacchetto ha ottenuto il via libera degli ambasciatori Ue il 7 ottobre: 1.646 nuovi nomi nella lista nera, di cui 743 persone e 826 entità legate all’industria militare russa, più della metà coinvolte nella produzione di missili, a cui si aggiungono 77 deputati della Duma eletti nei territori ucraini occupati. Si tratta del più ampio allargamento delle sanzioni dall’inizio dell’invasione, e prevede congelamento dei beni, divieto di ingresso nell’Unione e stop ai finanziamenti. La ratifica formale spetta ai ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo sotto la presidenza di Kaja Kallas, che già in estate aveva tracciato la rotta senza ambiguità: “La pressione deve continuare a crescere finché Mosca non metterà fine alla guerra”.










