Messi – Guarda la palla, che in Sudamerica si pronuncia sempre al femminile e non è mai il pallone: entità materna e benevola che riscatta i destini, o li ribalta. È come se le stesse dicendo: – Grazie di tutto vecchia mia, da queste parti non ci vedremo più e non così -. Al minuto 70 l’attesa del fischio è l’occasione per ripassare tutta la storia passata, tutta la gloria trascorsa. Al minuto 71 il sinistro è quello consueto, che ha girato il mondo e lo ha stupito, con la differenza che stavolta resta orfano il dischetto.
Il rigore di Leo Messi al “Monumental” non è soltanto il saluto alla Nazionale argentina dopo ventuno anni di giocate enormi in un involucro che non si arrese alla sua piccolezza: è l’occasione per ognuno degli 85000 di ricordare tutta la vita passata da quell’esordio in amichevole a Budapest, agosto 2005.
Quando un fuoriclasse chiude il cerchio e smette di palleggiarlo, ogni spettatore capisce che anche una parte della sua storia se ne va con l’ultimo rimbalzo.










