Nel febbraio 2023 una review sui vaccini anti-Covid, pubblicata sulla rivista Pathogens da tre ricercatori del Centro per la ricerca e la valutazione dei farmaci dell’Istituto superiore di sanità, aprì un caso all’interno dell’ente. Nello studio, gli autori ricostruivano gli eventi avversi noti in relazione al meccanismo d’azione dei vaccini, con particolare attenzione ai pazienti con malattie autoimmuni e ai precedenti di miocardite, e si interrogavano sulla reale necessità di somministrarli nell’epoca di Omicron, a loro avviso meno aggressiva. L’ISS prese pubblicamente le distanze definendola un’analisi “lacunosa e parziale”. Una delle autrici, Loredana Frasca, ricercatrice senior dell’ISS, ha ripercorso la vicenda davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
Il richiamo scritto
“Lo studio è stato accettato per la pubblicazione e tempo 24-48 ore ho ricevuto una telefonata da un giornalista. Poi ho visto il comunicato stampa dell’Istituto Superiore di Sanità”. Il lavoro, spiega la ricercatrice, riguardava soprattutto la frequenza degli eventi avversi e un rapporto rischio-beneficio da rivedere dopo l’arrivo di Omicron: “Io dicevo soltanto che i giovani non hanno più bisogno, rivediamo un attimo questo rischio-beneficio. Non era sul passato, ma sul presente.”
Quanto alla lettera di richiamo, la ricercatrice sostiene che il nodo fosse l’autorizzazione alla pubblicazione: “Era una pratica meramente burocratica, nessuno entrava mai nel merito. Abbiamo portato le prove alla commissione disciplinare che anche tanti altri ricercatori non avevano autorizzato il lavoro, però io e Raffaella Palazzo siamo stati gli unici a ricevere un richiamo scritto”. Poi il contenuto: “La contestazione formale era un atto burocratico che non era stato espletato, e poi anche il contenuto, in quanto delicato per il pubblico. Mi è stato anche detto che sembrava quasi, da come avevo scritto il lavoro, che l’istituto avesse fatto male”.
Il clima durante il Covid
Sul dissenso scientifico durante la pandemia, Frasca allarga il discorso: “La reticenza di oggi è dovuta alla reticenza di ieri. La comunicazione durante il periodo Covid è stata molto polarizzata, certe cose venivano date come verità certe e non potevano essere messe in discussione. Chi metteva in discussione veniva deriso”.
Il bilancio, per lei, è anche personale: “Ho visto pubblicare dei lavori che avevano delle grosse falle, ma solo perché erano favorevoli ai vaccini venivano accettati su giornali con un altissimo impact factor. Come ricercatrice sono rimasta molto male, al punto che c’è stato anche un momento in cui mi sono chiesta a che cosa servisse il mio lavoro”.
L’audizione integrale QUI.










