Ddl Antisemitismo, Michetti contesta Carta alla mano: “Francamente non capisco”

Dopo il via libera del Senato dello scorso marzo e il sì senza modifiche della commissione Affari costituzionali della Camera, il ddl sul contrasto all’antisemitismo è approdato nell’Aula di Montecitorio. Il testo adotta la definizione operativa dell’IHRA, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, prevede una Strategia nazionale triennale e corsi di formazione per diverse categorie di pubblici dipendenti. Un provvedimento che spacca il centrosinistra, con M5S e Avs che parlano di “legge bavaglio” contro le critiche a Israele e Liliana Segre che chiede convergenza, e che arriva al voto finale proprio mentre si ricorda il secondo e poi terzo anniversario del massacro del 7 ottobre.

Il punto di partenza è la definizione stessa.
Per il prof. Enrico Michetti il cuore del problema sta lì: “Questo ddl dice che per antisemitismo si intende una specifica percezione degli ebrei. Ma siamo in Italia, e in Italia al centro c’è la persona. Ci sono leggi che tutelano il decoro, l’onore, la reputazione della persona per quello che è, che sia cattolica, musulmana o ebrea. C’è una tutela generale per tutti. Non è che se appartieni a una religione devi avere una super tutela. Non lo contempla la Costituzione: l’articolo 3 parla di uguaglianza dinanzi alla legge, senza distinzione di religione”.

Militari, magistrati e prefetti a scuola di cultura israeliana

Ma è l’articolo 2 del testo a sollevare le perplessità maggiori, quello che affida ai ministeri di Giustizia, Interno, Difesa e Istruzione corsi di formazione per militari, magistrati, prefetti, forze di polizia e docenti, “specificamente dedicati allo studio della cultura ebraica e israeliana”. “Che i nostri militari debbano essere formati alla cultura israeliana? Qualcuno potrebbe chiedere: perché non quella russa, o quella della Corea del Nord? I militari devono essere formati alla cultura dello Stato italiano. Siamo uno Stato laico, come si fa a pretendere una cosa del genere?”.

L’obiezione arriva puntuale: il comma prosegue, e i corsi riguardano anche l’analisi dei casi di antisemitismo e, per le forze dell’ordine, la redazione dei verbali di denuncia. Che però non basta a convincere: “Cioè dobbiamo formare la polizia per farne un corpo specializzato? Le nostre forze armate sono state in Libano con il generale Angioni, la cultura militare israeliana è diversa dalla nostra. Perché formarle a quella e non a quella americana, spagnola o francese? Lo dico come punto interrogativo: non riesco a capirlo”.

La data non è casuale, e il richiamo al massacro di Hamas arriva come argomento a favore di una tutela specifica. La risposta tiene insieme condanna e principio: “Quello che è successo il 7 ottobre è un crimine orribile, un abominio. Nessuno può dire il contrario. Ma sono stati commessi tantissimi crimini orribili e non per questo si sono fatte leggi speciali. Il cittadino israeliano non deve subire offese come non deve subirle il cittadino palestinese. Così come devo dire che a Gaza, in alcuni casi, si è veramente oltrepassata la linea: quando muoiono donne e bambini in quel modo, non c’è giustificazione”.

Resta l’obiezione più pesante: un odio palese contro gli ebrei, uno sterminio di milioni di persone, chi ancora oggi nega l’Olocausto. “Dopo c’è stata la Costituzione, che ha messo al centro l’essere umano in quanto tale. Quell’odio nasce proprio dal mettersi muro contro muro, quando siamo tutti uguali davanti alla legge. Rispetto l’ebreo e il musulmano, il coreano, l’iraniano, l’israeliano. E se sbaglia l’israeliano deve essere condannato al pari dell’iraniano e del palestinese. I diritti inviolabili dell’articolo 2 della Costituzione non dipendono dalla religione o dalla casta a cui appartieni”.

L’odio non si cura per decreto

Odiare, del resto, si odia per molte ragioni. “C’è odio tra tifosi di squadre diverse, verso altre religioni, verso chi non la pensa come te, verso il fascismo e verso il comunismo. Dovremmo fare una legge per Tizio e una per Caio? È l’incapacità di vivere civilmente in una democrazia. E ciò che esaspera l’odio è anche il fatto che di certi argomenti non si può parlare, perché c’è il pregiudizio: o ti allinei o taci. Io invece parlo di tutto. Non c’è bisogno di questa legge, perché si va a ledere l’articolo 3, l’asse portante della nostra Costituzione, e la disparità vale in negativo e in positivo: sia quando discrimini, sia quando privilegi qualcuno”.

Ignorare le discriminazioni contro gli ebrei, allora? “No, vanno censurate tutte, ma non perché riguardano gli israeliani: perché qualsiasi cittadino è meritevole di tutela. E la sicurezza non è solo poter girare per strada. È arrivare a fine mese, mettere la benzina nella macchina e qualcosa nel piatto dei figli, non restare su una lettiga per quattro giorni in ospedale. Uno Stato deve pensare a questo, e alla scuola, che è la base di tutto”.