Sono in 70mila secondo i sindacati, 30mila per la prefettura, con oltre 400 fermi. Parigi è tesissima a causa di una doppia protesta, una degli studenti, l’altra contro il caro vita, ma il sottotesto è lo stesso: i francesi scendono in piazza contro la nuova manovra che congelerà la rivalutazione degli stipendi dei dipendenti pubblici e promuoverà l’austerità di bilancio per rimettere sotto controllo il deficit pubblico.
A livello nazionale, secondo la CGT, principale sindacato aderente alla mobilitazione, i manifestanti sono stati 300mila in tutta la Francia. Lo sciopero è stato indetto da tutte le sigle rappresentative (CGT, FO, CFDT, UNSA, FSU, Solidaires, CFE-CGC e FA-FP) e i cortei organizzati nel Paese sono stati più di 170. Un fronte sindacale compatto che non si vedeva da tempo, anche se l’adesione allo sciopero vero e proprio è rimasta contenuta: secondo il ministero ha incrociato le braccia il 9,96% dei dipendenti statali, il 7,25% di quelli degli enti territoriali e il 4,10% del personale ospedaliero. Nella scuola più di un insegnante su dieci ha scioperato, secondo i dati ministeriali, e anche il traffico aereo ha subito disagi.
Il nodo del “point d’indice”
Al centro della contestazione c’è il congelamento del cosiddetto “point d’indice”, il parametro su cui si calcola lo stipendio base dei funzionari pubblici. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha confermato il blocco per il 2027 in un momento di inflazione elevata, in particolare su carburanti e generi alimentari. Per il governo si tratta di una misura da circa 2 miliardi di euro di risparmi, all’interno di un pacchetto complessivo da 54 miliardi. I sindacati chiedono l’opposto: un aumento generalizzato delle retribuzioni, l’aggancio del punto all’inflazione e più risorse per i servizi pubblici.
La manovra verrà presentata domani, giovedì 1° ottobre, in Consiglio dei ministri, e dalla piazza i sindacati hanno lanciato un ultimatum al governo perché i piani di spesa vengano profondamente rivisti prima di quella data. Lecornu, dal canto suo, respinge l’etichetta di austerità: ha assicurato che il budget sarà “molto lontano dall’austerità” e parla piuttosto di un’offensiva di riduzione della spesa pubblica. Oltre al blocco degli stipendi pubblici, il piano prevede tra l’altro una stretta sui criteri per le assenze per malattia, da cui si attendono altri 2 miliardi. Il dibattito parlamentare si annuncia infuocato, anche perché cade in piena campagna per le presidenziali.
Parallelamente è esplosa la protesta degli studenti delle superiori. Tutto è cominciato nella seconda metà di settembre a Parigi, con scioperi contro classi sovraffollate, carichi di lavoro pesanti, materiali scadenti e carenza di personale. Dalla capitale il malcontento si è esteso rapidamente a Lille, Lione, Marsiglia, Bordeaux, Rennes e Nantes. Secondo il ministero dell’Istruzione, sono state coinvolte da proteste o disagi 400 scuole sulle circa 3.700 del Paese: una quarantina gli istituti bloccati, altri 44 quelli dove si è tentato di farlo. In molti cortei, accanto agli studenti, sono scesi in strada anche i professori.
“Abbiamo le scuole con gli scarafaggi e vi preoccupate del velo”
Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha riferito che sono stati per l’esattezza 440 i fermi tra gli studenti in tutto il territorio nazionale, due terzi dei quali si sono trasformati in veri e propri arresti, per reati di «vandalismo» e «aggressioni alle forze dell’ordine». In gran parte si tratta di minorenni.
Le immagini arrivate dalle città raccontano una giornata di tensione. Alcuni ragazzi hanno incendiato cassonetti e lanciato oggetti contro la polizia, che ha risposto con manganelli e lacrimogeni. A Lille, davanti al liceo César-Baggio, gli agenti hanno usato gas lacrimogeni dopo lanci di oggetti e danneggiamenti, mentre a Nantes gli studenti hanno eretto barricate con decine di bidoni per impedire alla polizia di raggiungere il liceo Gabriel Guist’hau. Il ministero dell’Interno parla di una cinquantina di agenti feriti. Anche la stampa è finita nel mezzo: alcuni agenti hanno colpito con gli scudi studenti e una giornalista dell’AFP, e BFMTV ha sporto denuncia per l’aggressione ai suoi inviati, strattonati e insultati.
Durissimo il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, che ha parlato di “violenze inqualificabili”, con almeno dieci membri del personale e diversi studenti feriti, tra cui un insegnante picchiato nel Nord e un preside colpito da un petardo nell’Hauts-de-Seine. Geffray ha annunciato azioni giudiziarie e ha definito irresponsabile chi, in questo contesto, invita ad allargare i blocchi.
Ma gli studenti non arretrano. Il sindacato studentesco USL ha chiamato a proseguire la mobilitazione giovedì, rivendicando il blocco di 400 istituti, e chiede che vengano sostituiti i professori assenti e che aumentino le risorse per garantire condizioni di studio dignitose.
La rabbia è tutta concentrata in uno slogan urlato da uno dei palchi studenteschi: «Abbiamo le scuole con gli scarafaggi e vi preoccupate del velo»










