Meta nei guai per la dipendenza dei minori: “Ma l’ultima sentenza potrebbe non bastare a fermarli”

Si può davvero parlare di vittoria quando sembra di avere a che fare con una multa pattuita?

Meta ha accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari — 16,7 secondo le prime indiscrezioni di Bloomberg — per chiudere il maxiprocesso intentato da 29 stati americani, che accusavano l’azienda di aver progettato volontariamente le proprie piattaforme per creare dipendenza tra i più giovani e di aver violato la privacy degli utenti minorenni.

L’accordo è arrivato mentre il processo era in corso davanti al Tribunale federale di Oakland e non contiene alcuna ammissione di colpa da parte della società di Zuckerberg, ma introduce limiti concreti all’uso dei social da parte degli adolescenti: blocchi notturni, tetti giornalieri di utilizzo, controlli d’età più severi. Intanto in borsa Meta è salita di oltre il 4%.

La recidiva

Per l’avvocato Valentina Grazia Sapuppo, Law & Technical Expert, la vicenda si inserisce in un copione già visto: “Già nel 2021 il Garante per la Protezione dei Dati Personali di San Marino ha sanzionato le società del gruppo Facebook per un complessivo di 5 milioni di euro, con un provvedimento che riguardava le misure di sicurezza contro la sottrazione dei dati mediante scraping, e l’altro che imponeva di verificare per i minori di 16 anni che il consenso fosse stato prestato dai genitori. All’epoca il presidente dell’Autorità Garante della Repubblica di San Marino era l’avvocato Nicola Fabiano, autore del volume Azzenti che hai, nel quale ho contribuito anch’io, in riferimento alle tematiche di governance e di AI”.

Uno schema che si ripete e che apre a un sospetto scomodo: che colossi da migliaia di miliardi possano mettere in conto, e persino pianificare, la perdita di certi processi: “Nell’ambito della valutazione rapporto costi-benefici”, chiarisce Sapuppo, “per quanto possa essere allineata alla compliance normativa di un’organizzazione, è chiaro che in funzione delle necessità di business tutte le aziende, non soltanto i colossi del web, facciano ragionamenti di questo tipo. Il discorso però riguarda probabilmente un gap della disciplina normativa americana a monte: interviene successivamente al fatto accaduto, mentre invece in Europa, così come anche in Italia con l’AI Act, il Digital Omnibus sull’AI, la Legge 132, si cerca di avere un approccio di tipo preventivo. Se fino ad ora la storia si è ripetuta, in teoria a breve non si dovrà più ripetere”.

Un web che non sa dire “no”

Fermare del tutto l’accesso dei minori, però, non si può; proteggerli sì, entro certi limiti — ed è qui che l’accordo interviene concretamente, con vincoli di tempo, blocchi notturni e sistemi di verifica dell’età pensati per escludere gli under 13, oltre a strumenti di controllo più ampi per i genitori.

Il nodo è più a monte, ed è tecnico prima ancora che legale: “Da un punto di vista tecnico ancora oggi, a distanza di anni, risulta veramente quasi impossibile porre dei presidi a tutela dei minori in un punto di verifica della stessa identità e maggiore età degli stessi. Abbiamo voluto un web libero, delle piattaforme social libere: questa però è l’altra faccia della medaglia”.
Una libertà di piattaforma che si scontra anche con i confini geografici degli stati che provano a regolarla — aziende con sede altrove, dati che viaggiano ovunque.

Il problema, però, non è che queste aziende sfuggano alla legge: è che ogni area del mondo le giudica con criteri diversi. Sapuppo lo spiega partendo da cosa contestano oggi gli Stati Uniti: “Gli Stati Uniti vanno a contestare il tema della manipolazione, che vediamo essere sempre più sentito a livello globale, tanto che anche in Europa l’articolo 5 dell’AI Act cataloga tra le pratiche vietate quelle dell’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale volti a manipolare il libero arbitrio delle persone, piuttosto che lo sfruttamento delle vulnerabilità dei gruppi vulnerabili come i minori piuttosto che gli anziani. Il tema è quello di approfittare dell’utilizzo senza freni fatto da soggetti vulnerabili di uno strumento che dovrebbe avere finalità prettamente ludiche, non di messa in connessione qual è la natura del social network. È la forzatura che viene fatta che crea il problema e la manipolazione”.