Pressing del premier sulla Ue: a ottobre vertice sulla crescita

UNIONE EUROPEA BANDIERA EU

ROMA Matteo Renzi, a sorpresa, accelera sul fronte della flessibilità. Secondo il calendario dei summit europei, la trattativa per spingere l’Eurozona a un’interpretazione «in nome della crescita» dei Trattati doveva chiudersi soltanto in dicembre, dopo la “tappa di avvicinamento” rappresentata dal Consiglio europeo del 23 ottobre. «Troppo tardi, la crisi e la disoccupazione non aspettano», secondo il premier italiano.
Così Renzi, dopo un giro di telefonate con Jean-Claude Juncker, Herman Van Rompuy, Francois Hollande, David Cameron, ha deciso di dare un colpo all’acceleratore. E sfruttando il ruolo di presidente di turno dell’Unione ha convocato per il 6 ottobre un vertice straordinario dedicato alla crescita. «La situazione europea è veramente preoccupante e bisogna agire. Oggi esiste un problema-Europa, la stagnazione richiede una risposta forte e coraggiosa», ha spiegato in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
«FLESSIBILITÀ PER TUTTI»
Non è un caso che Renzi parli di «problema-Europa». E non è neppure un caso che sia corso a convocare il vertice del 6 ottobre, visto che oggi al Consiglio europeo si finirà per parlare solo di poltrone (la Mogherini diventerà Lady Pesc) e di disastri internazionali: dall’Iraq all’Ucraina, dalla Siria alla Libia. «Facendo finta che il dramma dell’economia in ginocchio non esista», dicono a palazzo Chigi. Renzi pone l’accento sul «problema-Europa» per ribadire che «non esiste un problema-Italia». E dunque non «esiste Roma che va a Bruxelles e nelle Cancellerie europee con il cappello in mano a chiedere aiuti». 
«E’ l’ora di finirla con questa storia che chiediamo soldi o aiuti all’Unione», ha detto Renzi davanti alle telecamere. «Noi non andiamo alla guerra contro Bruxelles e non chiediamo qualcosa per l’Italia. L’Italia in questi anni ha dato più di quanto abbia ricevuto. Noi abbiamo salvato le banche spagnole dal fallimento e non abbiamo chiesto salvataggi». Ancora, sempre con maggiore impeto: «Confermo tutti gli impegni, confermo che rispetteremo il 3% deficit-Pil. Ma chiediamo anche di utilizzare la flessibilità in cambio di riforme strutturali». Quelle che il governo ha già varato (lavoro, pubblica amministrazione, semplificazioni, fisco) e quelle che ha battezzato ieri: giustizia e ”Sblocca-Italia”. «Poi mercoledì vareremo le linee guida della nuova scuola».
L’ASSE CON LA BCE
Lo schema è quello tracciato dal presidente della Banca centrale, Mario Draghi. E Renzi, assieme al presidente francese Francois Hollande, vuole sfruttare la sponda della Bce. Vuole ottenere, «visto che l’intera Eurozona è in recessione», un’interpretazione dei Trattati volta «a garantire la crescita». Come? Permettendo agli Stati che fanno le riforme strutturali, di avere «un beneficio». Vale a dire: più tempo nel piano di rientro dal debito (la discesa dovrebbe passare dallo 0,5% allo 0,25% l’anno) e per il raggiungimento del pareggio di bilancio, liberando risorse «a favore della crescita». Non solo per l’Italia e la Francia, «ma per tutta l’Eurozona». «Perché è tutta l’Eurozona a dover fare i conti con la stagnazione».
Il premier in Consiglio dei ministri si è descritto «fiducioso» sulle possibilità «di successo». «Il 6 ottobre rappresenta un’occasione importantissima», ha detto ai colleghi riuniti al primo piano di palazzo Chigi dove, per la prima volta da quando si è insediato il governo, si è svolto un confronto «abbastanza acceso», secondo uno dei partecipanti, «su intercettazioni, prescrizione e responsabilità civile dei magistrati».
Renzi, che sulla giustizia ha dovuto mediare – su suggerimento del Quirinale – alla fine ha scherzato. Ha detto ad Angelino Alfano: «Lo Sblocca-Italia e questa riforma della giustizia sono roba di destra. Ho concesso troppo al Ncd…». E ha concesso anche un’apertura sul fronte dell’uso del contante: ad Alfano che chiedeva di alzare la soglia sotto la quale è consentito pagare cash (ora è di mille euro), Renzi ha risposto: «Si può ragionare su una moratoria di 1-2 anni, finché non avremo incentivato abbastanza l’uso delle carte di credito e del Pos». Si vedrà. Intanto il premier, sempre su consiglio di Napolitano, scopre «il passo dopo passo». Bisognerà vedere se rinuncerà davvero allo spirito da velocista.

IL MESSAGGERO