L’Italicum va, opposizioni sull’Aventino

italicum

Il governo incassa altre due fiducie sull’Italicum, avviandosi al voto finale tra le polemiche e l’Aventino delle opposizioni. I numeri, anche ieri, hanno premiato la maggioranza, sebbene in un’aula semivuota: prima di pranzo, il secondo voto di fiducia: 350 sì, 193 no e un astenuto. E anche ieri la minoranza dem non si è presentata in aula, a cominciare da Pier Luigi Bersani, Enrico Letta e Gianni Cuperlo: 38 i piddini assenti (anche se Fragomeli e Sgambato erano assenti giustificati), a confermare che la frattura interna è tutt’altro che sanata, nonostante l’invito del vicesegretario Lorenzo Guerini alla compattezza: «Credo sia stato sbagliato l’atteggiamento e la scelta di chi non ha votato la fiducia», ha detto, mentre il Guardasigilli Andrea Orlando tentava una mediazione: «Adesso è necessario il dialogo e il confronto per ricostruire».
LA CONVOCAZIONE
Intanto, però, dal gruppo piddino è già partita la convocazione «obbligatoria senza eccezione alcuna», per il voto finale. Fissato per lunedì durante una burrascosa riunione dei capigruppo, con Forza Italia e la Lega Nord che hanno abbandonato i lavori per contestare il calendario deciso della presidente Laura Boldrini. «Esistono solamente il Pd e le sue dinamiche interne. Purtroppo il presidente della Camera fa soltanto il notaio. A questo punto mi domando a che cosa serva la capigruppo. Siamo nella deriva autoritaria con un partito unico e le istituzioni supine», ha protestato il capogruppo azzurro Renato Brunetta. «L’atteggiamento del presidente Brunetta alla capigruppo è stato assolutamente sconveniente e inaccettabile verso la presidente Boldrini, che in totale autonomia ha deciso il calendario. E’ soltanto una scusa che nasconde il tentativo di rinviare l’approvazione della legge», ha replicato il pd Rosato.
LO SCENARIO
Intanto, però, è proprio nelle file dei dissidenti piddini che si fa largo l’ipotesi di ricorrere al referendum. «Quello che i parlamentari non hanno potuto fare, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum», ha proposto Pippo Civati, pronto a «preparare i quesiti». Una strategia condivisa con le opposizioni. «Stiamo pensando a un referendum abrogativo totale dell’Italicum e non vogliamo farlo da soli», aveva già fatto sapere il grillino Danilo Toninelli, come pure il capogruppo di Sel Arturo Scotto: «Dovranno essere messe in campo tutte le iniziative possibili per limitare l’impatto della legge, per via parlamentare o coinvolgendo cittadini». Sulla stessa linea, Forza Italia: «Sediamoci e immaginiamo di promuovere un referendum, diamo la parola ai cittadini e chiediamogli cosa pensano dell’Italicum e se lo vogliono abrogare», è stato l’appello lanciato da Mara Carfagna durante le dichiarazioni di voto sulla terza fiducia, nel pomeriggio. Conclusasi con 340 sì e 15 no: Fi, Lega, M5s, Fdi e Sel hanno infatti concordato di uscire dall’aula.
L’ultima partita dell’Italicum in aula, dunque, si svolgerà lunedì e sarà giocata sul filo di lana della possibilità del voto segreto. Nella capigruppo non se ne è fatto cenno, e la trasversalissima opposizione all’Italicum sta riflettendo se chiederlo o meno. I renziani non sembrano intimoriti. «Sono fiduciosa ma prudente», ha dichiarato la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi convinta, come il resto della cordata di maggioranza, che il voto segreto lascerà mani libere non soltanto ai verdiniani e ai grillini che strizzano l’occhio al Pd, ma anche a chi nella minoranza piddina vorrebbe sfilarsi dallo scontro. Infine l’attacco di Brunetta alla stessa Boschi, «si sa, le donne sono fatte così, sono volubili e amanti del potere». Parole che scatenano un pioggia di critiche.

Il Messaggero