La Juve senza tradizione aspetta Iturbe e Morata ma Llorente va di fretta

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La festa non è qui. Dimenticatevi le folle degli anni passati, le famiglie al seguito della Juventus in quel di Pinzolo, Bardonecchia o Chatillon. Il registro è cambiato, probabilmente non solo a causa del Mondiale appena finito che restituirà a Conte solo strada facendo la dozzina di giocatori che vi hanno partecipato: doppi allenamenti a Vinovo, rigorosamente a porte chiuse «per motivi di sicurezza». Fuori anche giornalisti e telecamere: troppo rischioso fare sbirciare le prime corsette di Tevez e Padoin. Poi tutti in albergo, in pieno centro città e comunque blindati: gli sposati con il permesso di andare a casa senza sgarrare con gli orari, gli altri no.
Ieri, primo giorno del Nuovo Corso. Una ventina di tifosi a Vinovo appena prima delle 16, quando Fernando Llorente di arancio vestito si è presentato davanti a taccuini e microfoni. Non Antonio Conte, ecco: la tradizione che vorrebbe il tecnico – per di più campione d’Italia – tagliare il nastro del primo giorno di scuola è andata a farsi benedire pure quella. Mezzoretta del navarro dagli occhi di ghiaccio e poi via in campo, lontano da occhi indiscreti: idem oggi e non solo. In attesa che sbarchino da queste parti non solo i nazionali, ma anche Iturbe («le vacanze sono finite – ha twittato ieri -. Comincia una nuova sfida. Speriamo sia come l’ho sempre desiderata») e Morata, altro non è annunciato. Gli animi comunque paiono sereni e lo stesso Llorente marca la differenza tra la Liga e la serie A: «In Italia può fare effetto pensare che un allenatore a scadenza di contratto (come Conte, ndr) inizi la stagione. A me però è già successo e non ci sono mai stati problemi: il mister potrà rinnovare durante l’anno e comunque darà il massimo per vincere».
Trattandosi di Juve, non potrebbe essere altrimenti. Il problema è che, dopo tre scudetti di fila, l’ambiente vorrebbe alzare l’asticella anche in Europa ed è proprio su quell’argomento che Conte si innervosisce: «Lì vogliamo fare molto meglio dell’anno scorso – ha annunciato il Re Leone -. Non temo che alcuni acquisti di altre società abbiano aumentato il gap che ci separa da loro. Il modello da replicare è quello dell’Atletico Madrid, protagonista di una stagione super grazie al gioco di squadra e nonostante i pochi investimenti». Così è se vi pare e anche se non vi pare, insomma: peraltro i quasi trenta milioni che Marotta darebbe al Verona per Iturbe non sono proprio noccioline e semmai andrà valutata l’efficacia dell’investimento alla luce per esempio dei 42 mln spesi dall’Arsenal per Sanchez. Ci sarebbe e ci sarà anche Morata, alter ego di Llorente per ruolo e caratteristiche cui lo stesso numero 14 dà il benvenuto: «Non ci siamo ancora sentiti. Lui è un classe 1992: ha fatto grandi cose al Real Madrid, dove per un giovane non è mai facile trovare spazio. Vedremo, ma è argomento che riguarda Marotta». Di suo, Llorente ci metterà disponibilità («Il 4-3-3? Per me non cambia nulla, farò quello che mi dirà il mister») e la solita etica per il lavoro visto che si è presentato a Vinovo già nei giorni scorsi: «L’anno scorso ho fatto una fatica terribile ad adattarmi, per cui mi sono portato avanti. Per me essere ancora alla Juve è un qualcosa di incredibile, spero di fare ancora meglio dell’anno passato». Il che magari lo aiuterebbe a tornare in nazionale: «Spiace per quel che è successo sia alla Spagna che all’Italia, ma i Mondiali sono così. L’importante è imparare dagli errori e ripartire». Lo facesse anche Suarez, tanto meglio: «È un grandissimo giocatore, ma non è la prima volta che sbaglia». Touché.

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