Il premier vuole una task force europea: requisire i barconi direttamente in Libia

Hollande

«Bisogna dichiarare guerra agli scafisti. Il male va estirpato alla radice». Quando alle sei di sera Matteo Renzi si affaccia nel salone di palazzo Chigi per affrontare la stampa, non ha nuove navi da chiedere ai partner europei. Non invoca il potenziamento di Frontex, l’agenzia incaricata di “filtrare” il Mediterraneo. La nuova strategia del premier non è un rafforzamento della filiera umanitaria, ma ottenere da Bruxelles una copertura politica e giuridica per l’invio di una task force europea incaricata di affondare i barconi sulle coste libiche, prima che vengano stipati di disperati. E per compiere operazioni di polizia anti-schiavisti. La chiave potrebbe essere l’estensione alla Libia della risoluzione Onu che permette le azioni militari contro l’Is in Iraq e in Siria.
LE TELEFONATE CON I LEADER UE
Di questo Renzi ha parlato nel primo contatto telefonico con François Hollande quando, ancora a Mantova per l’inizio della campagna elettorale, aveva appena saputo «dell’immane tragedia». E poi in un carosello di telefonate con la cancelliera Angela Merkel, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e del consiglio europeo Donald Tusk, il premier britannico David Cameron e quello maltese Joseph Muscat, l’Alto commissario europeo per la politica estera Federica Mogherini. Obiettivo: riunire entro la settimana un Consiglio straordinario a Bruxelles «per mettere la parola fine allo schiavismo del ventunesimo secolo».
Poi, alle cinque del pomeriggio, dopo aver cancellato il comizio a Venezia ed essere rientrato a Roma, Renzi ha riunito a palazzo Chigi il ministri Paolo Gentiloni (Esteri), Angelino Alfano (Interni), Roberta Pinotti (Difesa), Graziano Delrio (Infrastrutture), il sottosegretario ai Servizi Marco Minniti, il responsabile dell’Intelligence Giampiero Massolo.
NO AL BLOCCO NAVALE
Nel lungo vertice, proseguito dopo la conferenza stampa insieme al capo di stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, sono state analizzate le dinamiche del disastro. Arrivando alla conclusione che dato che l’ecatombe è avvenuta proprio all’arrivo di un mercantile di soccorso, «la questione per evitare simili tragedie non è inviare più navi e dunque ripristinare Mare Nostrum: il mercantile portoghese era lì e proprio la sua presenza ha spinto i migranti a spostarsi sul barcone, provocandone l’affondamento. Ma impedire la partenza dei migranti dalle coste libiche, con una lotta senza quartiere ai trafficanti». «Criminali senza scrupoli», li bolla Renzi.
Da palazzo Chigi filtra poco riguardo alle misure che dovranno essere discusse dal Consiglio europeo: «Si tratta di organizzazioni criminali simili alla mafia e non possiamo certo anticipare le nostre mosse», dice uno dei partecipanti al vertice. «In più è una questione che vogliamo porre ai partner europei, dunque gli strumenti per contrastare gli scafisti dovranno essere decisi insieme. Nostre fughe in avanti potrebbero essere controproducenti: la responsabilità deve essere europea, non esclusivamente italiana», aggiunge un ministro.
Eppure qualche idea circola. Eccome. Renzi, proprio sotto la bandiera dell’Europa, punterebbe a organizzare «un intervento strutturale e strutturato»: campi di filtraggio e di controllo dei migranti sulle coste libiche e una task force, sulla falsa riga della missione di contrasto alla pirateria nel Corno d’Africa, per dare la caccia agli scafisti e per l’affondamento o il sequestro dei barconi pronti a salpare. Un po’ come si fece negli anni Novanta per fermare gli sbarchi provenienti dall’Albania. «Se Obama avesse avuto una situazione del genere vicino ai confini americani avrebbe già mandato i marine», dice un ministro, «a Bruxelles dovrebbero cominciare a pensare come fanno a Washington…».
L’altro passaggio, d’intesa con Hollande, è spingere l’Onu a fissare una data di scadenza della missione del mediatore Bernardino Leon. Da almeno un mese l’inviato delle Nazioni Unite definisce «vicinissimo» l’accordo per la nascita di un governo libico di unità nazionale. «Ma di giorno in giorno questo risultato viene rinviato, mentre la variabile tempo non è più un fattore indipendente: senza un governo in Libia non è possibile alcun accordo sul modello albanese». Per questo il premier definisce «prioritaria la soluzione del problema libico». «Ma ormai abbiamo compiuto un salto in avanti», spiega un altro ministro, «bisogna agire anche senza un governo in Libia».
Nel piano italo-francese non c’è invece il blocco navale («è una cavolata, finiremmo solo per accogliere i migranti sulle nostre navi»), ma ritorna il progetto di accordi di cooperazione economica con i Paesi di origine e di transito dei migranti. «Ma servono ingenti fondi e non può essere l’Italia a tirarli fuori», dice un’altra fonte accreditata.

Il Messaggero