Cartelle per 100 miliardi «rottamando» Equitalia

EQUITALIA 3

Cento miliardi di euro. A tanto ammonta la massa delle cartelle esattoriali emesse da Equitalia alle quali potrà essere applicata la «rottamazione» prevista dal decreto varato sabato dall’esecutivo insieme alla legge di Bilancio del 2016. Il provvedimento, di cui nelle prossime ore si metterà a punto il testo definitivo (è stato approvato «salvo intese», quindi con alcuni punti ancora da definire), riguarda le cartelle che gli italiani stanno già pagando con la rateizzazione, per un valore di circa 35 miliardi di euro, e quelle che Equitalia si appresta ad emettere: 51 miliardi alla fine dell’anno scorso, più quelle di quest’anno. Sono circa cento miliardi di euro “nominali”, perché con la cancellazione delle sanzioni e degli interessi di mora, la somma che verrà incassata sarà certamente inferiore. Anche se le probabilità di incamerarla, considerati gli incentivi, aumenta. Tanto che l’esecutivo prevede per il prossimo anno un gettito aggiuntivo di circa 4 miliardi di euro.

La logica dell’operazione
«Prendiamo atto che negli ultimi due anni di profonda crisi economica è stata riaperta ben tre volte la possibilità di rateizzare le cartelle di Equitalia: è evidente che ci sono molte imprese e famiglie che non riescono materialmente a rientrare, se gli chiediamo, oltre al dovuto, anche sanzioni ed interessi» spiega Enrico Zanetti, il “padre” della rottamazione. Che come il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan respinge decisamente l’etichetta di un «condono». «Le tasse si pagano tutte, fino all’ultimo centesimo» aggiunge.

Cosa si potrà «rottamare»
Oggetto della sanatoria parziale sarebbero tutte le cartelle di Equitalia notificate entro il 31 dicembre del 2016. Quelle emesse per il recupero delle somme dovute al fisco, come quelle dovute per i debiti verso l’Inps o le altre amministrazioni pubbliche. Ad esempio quelle relative alle contravvenzioni al codice della strada spiccate dai comuni, o ai tributi locali. Essendo previsto il pagamento integrale dell’imposta, e non essendoci una “forfettizzazione”, il provvedimento di sgravio delle sanzioni potrebbe riguardare anche i ruoli emessi per il mancato pagamento dell’Iva, che è un’imposta “comunitaria” (una quota va a finanziare il bilancio dell’Unione Europea, che su quel tributo non ammette sanatorie o sconti di sorta). Bisognerà però attendere la messa a punto definitiva del decreto, per la quale, fanno sapere dal ministero dell’Economia, occorrerà ancora qualche giorno, prima di averne certezza.

Cosa si paga e cosa no
Il nuovo meccanismo permetterà di saldare il debito con l’amministrazione pubblica pagando solo l’imposta, o la multa, e gli interessi per il ritardato pagamento. Cioè quelli che servono per aggiornare, attualizzandola, l’entità del debito rispetto al momento in cui è maturato. Saranno invece cancellate le sanzioni e gli interessi di mora, che scattano dal momento della notifica della cartella. Sono interessi aggiuntivi rispetto a quelli per il pagamento tardivo con il precipuo scopo di penalizzare i contribuenti che snobbano le richieste del fisco. Dovrebbe sparire, o essere almeno fortemente ridotto, anche l’onere di riscossione, l’aggio, che viene incassato da Equitalia come corrispettivo del servizio svolto per conto dei creditori. Una commissione che ammonta al 3% del dovuto se la cartella viene pagata entro due mesi dalla data di notifica, e che poi sale al 6%.

Quando e come pagare
Non è ancora chiaro se la rottamazione sarà automatica o se, come più probabile, attivata su richiesta dei contribuenti. In ogni caso si arriverà all’emissione di una nuova cartella “alleggerita”. Sarà possibile saldarla in un’unica soluzione, o rateizzarla. La bozza del decreto ipotizza una dilazione fino a 36 rate, quindi tre anni. Chi ha un piano di rateizzazione già in corso potrà contare su uno sgravio di sanzioni, aggi e interessi di mora sulle rate ancora dovute, ma non dovrebbe ottenere sconti su quanto già pagato. E non sarebbe prudente interrompere i versamenti mensili in attesa del nuovo regime. Il testo finale del decreto potrebbe infatti prevedere specifiche clausole per impedire l’arbitraggio, fino all’esclusione dei benefici.

Corriere della Sera