TURCHIA-ITALIA – Quanto sia fastidioso sentire il proprio inno nazionale fischiato da gradinate molto poco rispettose dovrebbe farci riflettere su quanto sia sbagliato anche quando lo facciamo noi. 

Da una pillola di educazione civica a un’azione cinica, quella del vantaggio azzurro, ghermito da Bastoni in caduta, con un’esecuzione da attaccante: tempo rubato al difensore e botta di sinistro sotto la traversa. 

Da lì comincia un’Italia in crescendo di autostima, con un Mancini meno biondo ma più soddisfatto, un Raspadori in versione tuttocampista, una pressione sulla prima costruzione avversaria che sono i turchi a gridare – Mamma li Frattesi! –

Raddoppia proprio quest’ultimo e arrotonda il bottino Michael Olabode Kayode da Borgomanero, uno che parla un italiano molto più fluido rispetto a tanti nostri parlamentari e che con la gittata che possiede su rimessa laterale potrebbe far inabissare il pallone nelle acque del Mar di Marmara. Il gol è frutto di corsa strategica ed esecuzione elegante. 

È lui l’immagine di un’Italia rinata in tre giorni tre dalle ceneri della (non) squadra che aveva rincorso quasi sempre invano il palleggio dei belgi all’Olimpico. Le caratteristiche del laterale destro del Brentfotd, all’occorrenza adattabile a sinistra e che nelle giovanili aveva agito anche da centrale, le conoscevamo; quando i compagni tornano in campo dopo l’intervallo con la soglia di concentrazione annacquata non solo dal temporale, ne apprezziamo anche l’autorevolezza con la quale richiama la ciurma alla concentrazione. 

In un’Italia senza assi, che ha bussato subito a Bastoni, un ragazzo che porta a spasso per la fascia di competenza la sintesi tra l’eleganza delle sue fibre muscolari e l’intensità del calcio d’Oltremanica è stato – non da solo – il portabandiera dello spirito che serviva per rialzare la testa. 

I montelliani euroasiatici avevano fatto una degna figura contro la Francia, se stasera sono andati subito nel pallone il merito è stato di questa Italia gregaria e compatta, che ha ritrovato un giocatore che il nostro calcio s’era perso per strada. Uno dei tanti, forse: tra gli spunti di riflessione, mettiamoci anche questo.