Massini si tradisce durante il monologo in TV: vuole sensibilizzare ma svela il paradosso migratorio

Non nascondo di nutrire una grande stima per Stefano Massini, soprattutto per la sua celebre trilogia sulle Lehman Brothers e per il suo splendido Sette Minuti, una pièce teatrale che ha il merito di ricondurre il tema del lavoro al centro della riflessione pubblica. Tuttavia mi pare ampiamente criticabile il suo ultimo monologo comparso su La7 qualche giorno fa. Il titolo del monologo significativamente era Bingo Bongo.

Il monologo del Massini voleva essere una tirata contro il razzismo e su questo tema siamo naturalmente del tutto d’accordo con Massini. Tuttavia l’argomentare è stato piuttosto claudicante e scricchiolante e dirò di più, controproducente. Infatti il Massini ha fatto ricorso al noto cliché secondo cui, se non fosse per i migranti, non avremmo più chi raccoglie per noi i pomodori.
Curiosamente, oltretutto, il Massini non ha fatto nemmeno tangenzialmente riferimento al salario percepito dai migranti che raccolgono i pomodori per noi. Ed è piuttosto strano per uno che, come lui, ha più volte rivelato una giusta sensibilità per il tema lavorativo.

Sia quel che sia, il topos banale del bisogno di migranti per raccogliere i pomodori, forse a Massini sfugge, ricorda nemmeno troppo vagamente l’argomento di chi in Egitto si fosse opposto alla schiavitù, sostenendo che senza gli schiavi sarebbero mancati coloro i quali trascinavano i blocchi per l’edificazione delle piramidi.

L’argomento insomma svela, se ancora ve ne fosse bisogno, qual è la reale funzione dell’immigrazione dal punto di vista capitalistico, che la celebra e la produce: poter disporre di braccia a basso costo, che siano liberamente sfruttabili senza riserve e che permettano, oltre a ciò, di esercitare una pressione concorrenziale al ribasso sull’intera classe lavoratrice. Nulla di particolarmente originale e innovativo, invero, se si considera che già Carlo Marx nell’Ottocento lo aveva detto in modo inequivocabile.
Senza accorgersene e sicuramente in buona fede, il Massini confonde tra loro la questione del razzismo, che è giusto avversare sempre e comunque, con la questione dello sfruttamento capitalistico, che ugualmente andrebbe avversato e combattuto.

Non mi pare granché come argomento dire che si combatta il razzismo importando migranti perché così c’è qualcuno da sfruttare nei campi di pomodoro. O, se preferite, mi paiono ugualmente criticabili coloro i quali praticano il razzismo e coloro i quali sfruttano gli stranieri nei campi di pomodoro.

Diego Fusaro, 7 ottobre 2026