La lezione di Gaber che non abbiamo mai imparato: “Il problema della nostra società siamo noi”

Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Fabio Duranti e Giorgio Bianchi hanno riascoltato Il Conformista di Giorgio Gaber, il brano sull’uomo che sta sempre dalla parte giusta, per ragionare sul conformismo di oggi: il rapporto con il potere, il lavoro, la casa, fino all’estetica.

“Ci voltiamo dall’altra parte“

Per Duranti la questione parte da noi: «il problema della nostra società siamo noi», perché «ci voltiamo dall’altra parte», anche nelle piccole cose di ogni giorno. Il conduttore lega il discorso al peso del potere: chi occupa posizioni decisive scoraggia chi vuole mettersi contro un’istituzione, perché rischia la carriera. «Oggi nel mondo non si vive più di dignità, si vive col denaro», sostiene.

Da qui l’immagine di un mondo «a noleggio»: senza una casa propria, con un posto di lavoro che può saltare, e costruttori che oggi edificano per affittare, perché tenere le proprietà darebbe potere. Non è il mercato, insiste Duranti, che parla di società distopica, dove la democrazia diventa impalpabile e ci si accontenta del cellulare e di qualche «caramellina». Gaber, ricorda, aveva già colto tutto questo tra gli anni ’70 e ’90.

Gaber, il completo blu e il ribellismo di facciata

Bianchi aggiunge un’annotazione sulle immagini dell’esibizione: Gaber appare con completo blu, cravatta e camicia celeste, esteriormente ordinario, in contrasto con un pensiero complesso. «La canzone è un condensato di pensiero», osserva, frutto di un lavoro paragonabile a quello di Michelangelo sulla scultura, con ogni sillaba limata. Duranti precisa che quello era semplicemente il dress code dell’epoca per chi si affidava a voce e mente.

Oggi, secondo Bianchi, si vive invece nell’era del «conformismo esteriore finto ribellista»: tatuaggi, look e acconciature che promettono diversità ma finiscono per rendere tutti uguali, come si vede in qualsiasi spiaggia. Il sistema, spiega, ti lascia sfogare sul corpo e intanto ti plasma il cervello. Un processo opposto a quello di Gaber: oggi tutto è riversato nell’esteriorità, per un pensiero «estremamente ordinario e conforme».