Unioni civili, Cirinnà: “Ddl in Aula il 14 ottobre. Pd unito”. M5s ci sta, Ncd punta i piedi

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Il nuovo testo sulle unioni civili andrà in Aula il 14 ottobre. Ne è certa la dem Monica Cirinnà, che proprio ieri ha presentato in Commissione Giustizia al senato il ddl che vorrebbe mettere fine ai dissensi fuori dentro e fuori la maggioranza. “Certo – ammette Cirinnà – un po’ di mal di pancia rimane, ma escludo che abbia conseguenze”. “La procedura ora è lineare – aggiunge la senatrice -: in commissione Giustizia il ddl verrà abbinato agli altri presentati sullo stesso tema e poi il 14 ottobre arriverà in Aula. E sarà poi l’Aula a votare quale testo adottare, ma la nostra maggioranza è compatta e voterà tutta la nuova proposta di legge”. Sui tempi, la parlamentare Pd è possibilista e non esclude la discussione generale sulle Unioni civili prima della legge di Stabilità. “Due anni fa è stata incardinata il 23 ottobre – ricorda Cirinnà – si potrebbe ripetere, è un accordo che si deve fare in capigruppo “. “Abbiamo dimostrato – conclude la senatrice – che l’ostruzionismo non ci ha fermato, il Pd tutto è unito su questo testo, ormai siamo fuori dal pantano”.

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Favorevole all’accelerazione impressa dal Pd, esortata anche da Roberto Saviano a seguito della polemica bolognese sulle nozze “pagliacciata” della scrittrice Simona Vinci, è il Movimento 5 stelle. E lo dice chiaramente al termine dell’ufficio di presidenza della Commissione Giustizia, che ha deciso una seduta lunedì per illustrare i nuovi testi presentati (oltre al Cirinnà-bis uno di Forza Italia targato Malan-Bonfrisco, mentre è in arrivo un nuovo testo a firma del senatore azzurro Giacomo Caliendo, per un totale di sette diverse proposte), con il capogruppo pentastellato in commissione, Enrico Cappelletti: “Il testo deve andare avanti e siamo d’accordo con il Pd che si arrivi in aula anche senza relatore”.

Nella presunta unitarietà del Pd a sostegno del nuovo testo fa invece breccia la voce di dissenso della senatrice Rosa Maria Di Giorgi, che a nome di “molti altri come me nel Pd” mantiene riserve sul rischio di “aprire indirettamente la strada a pratiche inaccettabili e gravissime quali l’utero in affitto. Vogliamo essere certi che la stepchild adoption presente nell’attuale proposta di legge non comporti questo pericolo”. “Su un punto fondamentale come quello dell’adozione del figlio del partner serve uno sforzo ulteriore, per affrontare una questione fondamentale per la vita e la felicità non solo degli adulti quanto dei bambini” spiega la senatrice, rimarcando la necessità di una maggiore “attenzione ai bambini che verranno coinvolti dalla norma sulle adozion che devono essere garantiti al di là del desiderio di genitorialità a tutti i costi”.

Nemmeno l’altra anima della maggioranza non sembra rabbonita né tranquillizzata dal nuovo testo. Il senatore Ncd Maurizio Sacconi promettere apertamente battaglia, criticando il nuovo testo in quanto “è sostanzialmente quello di prima, c`è solo qualche leggera riduzione della sovrapposizione fra unioni civili e matrimonio ma nella sostanza descrive un simil matrimonio”. Sacconi assicura che la sua posizione di critica è “la posizione ufficiale” di Ncd, perché il segretario del partito e vicepremier Angelino Alfano “in ogni sede ha detto le mie stesse cose”. E sui numeri in Aula, per una maggioranza alternativa, Sacconi osserva che il Pd ce l’ha già, ma con i 5 stelle”, mentre il “vecchio centrodestra”, riferimento a Forza Italia, su questi temi “ha smarrito l’identità”. Sulle conseguenze di una concreta spaccatura in Aula della maggioranza sulle unioni civili, Sacconi non dà per scontata una crisi di governo: “Sono temi da sempre considerati estranei alle coalizioni di governo. Diciamo che l`esito di questo ddl può concorrere alla valutazione complessiva sul futuro”.

Anche il senatore Carlo Giovanardi avverte il Pd: “Un secondo dopo che dovesse far passare un provvedimento di questo tipo con il Movimento Cinque Stelle è evidente che non voterò più la fiducia al Governo” promette in un’intervista a IntelligoNews. Alle previsioni sui tempi del ddl di Cirinnà, il senatore di Ncd contrappone il regolamento: “A meno di una forzatura”, il nuovo testo non ha nessuna chance di essere incardinato in Aula il 14 ottobre, perché “deve stare due mesi in commissione Giustizia”, tempi tecnici, “previsti dal regolamento”, che servono per nominare un relatore, per presentare la relazione e per fissare il termine degli emendamenti. Già oggi i capigruppo della Commissione Giustizia faranno chiarezza dicendo che secondo il regolamento un nuovo Ddl deve stare in Commissione almeno due mesi”.

La “forzatura”, negata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Ivan Scalfarotto , è in atto anche secondo Fabrizio Cicchitto. L’esponente di Ncd si augura che “il buon senso politico prevalga da parte di tutti” e invita a operare “una netta distinzione fra il merito della questione e il metodo politico da seguire”. “Personalmente – afferma Cicchitto in una nota – sono favorevole a una legge sulle unioni civili che marchi la distinzione dal matrimonio anche sul terreno della definizione generale. Che può essere quella della ‘formazione sociale autonoma’, eliminando ogni frase che richiama la nozione di matrimonio. Reputo accettabile la reversibilità delle pensioni e l’adozione di un figlio avuto per via di una precedente relazione, matrimoniale o di fatto, da uno dei partner, escludendo invece ogni altra ipotesi di adozione”. Ma, osserva, “bisogna fare i conti con la questione senza strumentalizzazioni politiche di opposto segno: da un lato la tematica delle unioni civili è fuori di ogni intesa politica di governo, dall’altro lato sono del tutto sbagliate forzature come quella di proporla unilateralmente con una tempistica non concordata, per di più in una fase politica così delicata”.

Sulle adozioni, tiene il punto anche il capogruppo di Area Popolare alla Camera e parlamentare Ncd Maurizio Lupi, intervenendo a La telefonata di Belpietro su Canale 5: “Sì alle unioni civili, ma resto assolutamente contrario alle adozioni da parte di una coppia omosessuale” per il rischio, sottolinea, dell’utero in affitto: “E’ un reato e vengono sfruttate donne povere costrette a lasciare i loro neonati”. Il rischio di “abusi” ritorna anche nelle ragioni di Scelta Civica: “Sulle unioni civili Scelta Civica c’è. Va però tolta la norma sulle adozioni, in quanto crea molti più rischi di abuso di quanto non siano i casi concreti cui può applicarsi”, dichiara il segretario politico Enrico Zanetti.

La Repubblica