Ucraina, tensione per le manovre della Nato a Est Mosca: reagiremo

VLADIMIR PUTIN 2

Erano già previste da tempo, da prima dell’annessione della Crimea, ma siccome la diplomazia è affidata in gran parte alla comunicazione le esercitazioni della Nato nell’Europa dell’Est sono state amplificate il più possibile per lanciare un “segnale”. Non solo a Vladimir Putin, ma anche (e, forse, con più urgenza) ai Paesi dell’Est che in Europa già ci sono, ma geograficamente soffrono l’eccesso di vicinanza con la Russia e da tempo reclamano una “protezione”.
Ieri la prima «operazione di addestramento» è cominciata in Germania, Paesi baltici e Polonia, ma il calendario prevede una serie di impegni fitti fino al 2 ottobre, compreso un esercizio “Rapid Trident” specifico in Ucraina, dal 13 al 20 settembre. Tutto già previsto, ma tutto amplificato: missione allargate, passate sotto il controllo della Nato, e quello che doveva essere limitato a un singolo Paese (come l’operazione “Anakonda”, in Polonia dal 15 settembre al 2 ottobre) ora coinvolgerà più Paesi. Italia compresa: già nelle prime esercitazioni sono coinvolti 90 paracadutisti della Folgore che opereranno in Germania e Lettonia. Tutto questo mentre domani e venerdì un vertice Nato stabilirà l’apertura di nuove basi nell’Europa dell’Est. Che non saranno basi «permanenti», almeno nominalmente, perché c’è un’intesa con Mosca del 1997 che lo impedisce. Ma che alla fine potrebbero coinvolgere fino a quattromila militari. Anders Fogh Rasmussen, il segretario generale della Nato, ha usato le parole più nette per indicare l’importanza del vertice, definendolo «cruciale nella storia dell’Alleanza», e anticipando la volontà di realizzare squadre combattenti in grado di intervenire in 48 ore su ogni scenario di crisi.
LA REAZIONE
Anche se le basi nell’Est sembrano più un’iniziativa di deterrenza per evitare, in futuro, che si replichi il caso-Ucraina in altri Paesi dell’ex-Unione sovietica, Mosca ha raccolto il “messaggio” replicando in modo altrettanto agguerrito. «Rivedremo la nostra strategia militare». Che non è, esattamente, uno sventolare la bandiera bianca. Al vertice in Galles, a cui prenderanno parte i 28 capi di Stato dell’Alleanza atlantica, ci sarà quindi anche Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti è partito ieri per l’Estonia dove oggi, nella capitale Tallinn, incontrerà i leader dei tre Paesi baltici (quindi anche Lituania e Lettonia). Con il primo intento di rassicurare gli alleati.
Lo scenario militare della Nato terrà però conto, anche se non sembra, di una consapevolezza condivisa. «Non c’è una soluzione militare» ha detto il numero uno delle Nazioni Unite, Ban ki-Moon. E anche da Berlino Angela Merkel ha ribadito la stessa evidenza, al punto da aggiungere: «Non possiamo fornire armi all’Ucraina, perché sarebbe come ammettere che esiste un’opzione militare». 
Ma Federica Mogherini, scelta come Alto rappresentante della politica estera europea nonostante la contrarietà dei Paesi ex-Urss (che le imputavano troppa condiscendenza verso Putin), ha accusato la Russia di non essere più, per sua scelta «un partner strategico per la Ue». Ma ogni frase ha un contesto, e la porta non è chiusa: la Russia «resta un attore politico importante nelle sfide regionali, è innegabile», e la speranza è che «in futuro cambi e voglia tornare a essere un nostro partner». 
LA STRATEGIA DELLA UE
Mogherini a Bruxelles ha ricordato anche come ci si vuole muovere: «L’Unione europea, e l’Italia con la Ue, hanno sviluppato una strategia che è un mix di apertura di canali diplomatici, che stanno andando avanti, e di pressione economica, con le sanzioni». Soluzione politica, quindi. Mentre gli insorti filo-russi avanzano nella regione del Donetsk verso la città di Mariupol, porto strategico nel sud-est dell’Ucraina, e gli sfollati (soprattutto verso la Russia, ma anche verso l’interno del Paese) sono ormai quasi un milione.

IL MESSAGGERO