Ucraina, situazione nel caos a est

ucraina_donetsk

Da Lugansk, nell’Ucraina orientale, vicino al confine con la Russia, arrivano notizie che fanno pensare a un imminente accellerazione nella crisi. La sede locale dei servizi segreti è da ieri in mano a gruppi di filorussi e il governo di Kiev non è ancora riuscito a riprenderne il controllo. Un portavoce della polizia ha accusato i dimostranti di aver «preso sessanta ostaggi e di aver minato l’edificio», circostanze entrambe smentite dai gruppi che hanno issato la bandiera di Mosca sulla facciata del palazzo. Il segretario di Stato statunitense, John Kerry, ritiene che nell’area ci siano «agenti e provocatori russi inviati per creare il caos», ma il suo omologo a Mosca, Sergei Lavrov, ha rimandato le accuse al mittente. «Ci rimproverano quello che fanno loro – ha dichiarato – Sembra che descrivano la situazione di cinque mesi fa a piazza Maidan a Kiev».
La situazione, al di là delle schermaglie della propaganda e della “controinformatia”, è esplosiva. Un blitz delle forze speciali di Kiev ieri mattina ha liberato l’edificio della tv di Stato a Kharkiv, altra città vicina al confine con la Russia. A Mikolaiv, nel sud del Paese, nell’area di Odessa, porto stretegico sul Mar Nero, undici persone sono finite in ospedale e ci sono stati una ventina di arresti dopo duri scontri tra opposte fazioni: cittadini favorevoli a passare con Mosca – come accaduto in Crimea – e altri che difendono l’integrità dell’Ucraina. Entrambe le parti si accusano di usare «agenti provocatori» per fomentare la popolazione ma è chiaro che il terreno, comunque la si veda, è fertile.

Anche a Donetsk, il centro forse più importante dell’Ucraina orientale (ci sono tra l’altro fabbriche che forniscono sistemi di puntamento all’esercito russo), l’edificio dei servizi segreti era stato occupato. Il sindaco della città, Alexander Lukiacnko, ha fatto sapere ieri mattina che gli insorti hanno resituito i mitra, le pistole e i fucili sottratti all’armeria. Ma nessuno sa dire se la riconsegna sia stata completa oppure no.

Il governo di Kiev, dopo gli eventi del mattino, ha ammesso implicitamente che nell’est del Paese la situazione è magmatica dicendo di «essere pronto a trattare con la Russia per la soluzione della crisi». Un portavoce del Ministero degli Esteri ha aggiunto di che l’Ucraina è «disponibile a consultazioni bilaterali e consultazioni con la presenza di mediatori internazionali di Ue e Usa». Ma l’esecutivo ha chiarito di non avere alcuna intenzione «di negoziare questioni che riguardano i diritti sovrani del popolo ucraino». Traduzione: la costituzione federale suggerita da Mosca non viene ritenuta accettabile.

Ma la strategia del Cremlino, secondo molti osservatori, va ben oltre. Tutto nell’est dell’Ucraina si sta muovendo nella direzione immaginata da Mosca. «L’esercito di Kiev, al momento, non è neppure lontanamente paragonabile a quello russo – fa notare l’ambasciatore in Italia di un Paese limitrofo all’area della crisi – Se i disordini nell’Ucraina orientale dovessero estendersi, sarebbe facile per la Russia ripetere lo schema usato in Crimea: intervento per ristabilire un minimo di ordine, referendum popolare e annessione a Mosca. Mi pare che in questo senso, al di là dei moniti degli Stati Uniti e delle prese di posizione, molto divergenti, dei vari Paesi dell’Unione Europea, tutto stia andando secondo i piani del Cremlino».

L’obiettivo di Putin, in questo senso, sarebbe il rinvio delle elezioni presidenziali previste in Ucraina per il prossimo 25 maggio. Il Segretario di Stato americano ha ribadito in serata che le «proteste filorusse altro non sono che un pretesto per giustificare un intervento». Ma allo stesso tempo ha annunciato che la prossima settimana, in una capitale non ancora precisata dell’Europa, vedrà il Ministro degli Esteri russo Avrov. Si tratta, insomma, perché le parole pesano ma la situazione sul terreno conta molto di più.

IL MESSAGGERO