Tito per sempre, Barcellona e calcio piangono Vilanova

Tito Vilanova

Come ha scritto chi il Barcellona lo conosce molto bene, ”se due passaggi non riuscivano, Pep si voltava e Tito gli faceva un segno. Poi Pep correggeva e la squadra più bella del mondo tornava lei”.
    Non ci sono parole più esatte per far capire cosa fosse Tito Vilanova per il Barcellona e quanto abbia contribuito alle fortune, e i trionfi, di una formazione che rimarrà nella storia del calcio. Insieme al suo ex compagno nelle giovanili del Barça, l’amico Guardiola, del quale è stato prima assistente e poi l’erede in panchina e a livello di filosofia calcistica, aveva fatto nascere un dream team che, come aveva scritto lo stesso Tito nella lettera di addio alla panchina blaugrana, ”aveva fatto diventare realtà il sogno di qualsiasi allenatore”. Ed era anche un gruppo che aveva definito ”fatto di persone così speciali” in riferimento non solo all’aspetto calcistico delle cose.
    E che la perdita del ‘Marchese’ (così era soprannominato il 45enne Vilanova per il suo stile di gioco quando era calciatore e per il comportamento signorile fuori dal campo) lasci un vuoto incolmabile è testimoniato dai messaggi pieni di sincero dolore lasciati nei social network dai suoi ex giocatori. In nessun caso sembrano parole di circostanza, così Messi lo definisce ”una persona difficile da dimenticare”, mentre un fenomeno (anche di modestia) come Iniesta lo ringrazia per avergli dato la possibilità di entrare a far parte della sua vita. Fabregas ricorda l’aiuto avuto da Tito per migliorarsi come calciatore e per superare certi ostacoli anche fuori dal terreno di gioco.
    Particolarmente toccanti le parole di Abidal uno che ce l’ha fatta ma che ha lottato a lungo insieme al tecnico, che però per lui era soprattutto, e sarà sempre, un amico, perchè la sofferenza unisce, e si è capito in particolare dal modo in cui i due si sono abbracciati nel giorno dell’addio al Barça da parte del francese.
    Vilanova, la cui esperienza è stata maledettamente troppo breve, appena 13 mesi dal giugno del 2012 al luglio del 2013, rimarrà nella storia blaugrana come l’allenatore del titolo della Liga, quello dell’anno scorso, vinto toccando quota 100 punti. E avrà sempre un posto speciale nei cuori di tutti coloro che amano il Barça per il suo sinceramente essere ‘culè’, e per aver reso realtà un altro dei sogni di ogni vero tifoso: il 25 novembre del 2012 lui che nella Masia, la casa delle giovanili del club, era calcisticamente nato, era riuscito da tecnico a schierare una formazione barcellonista interamente composta da calciatori cresciuti nel vivaio.
    Era successo sul campo del Levante, quando al 15′ pt Montoya era entrato al posto dell’infortunato Dani Alves ed era successo l’incredibile: Valdes; Montoya, Piquè, Puyol, Jordi Alba; Xavi, Busquets, Fabregas; Pedro, Messi, Iniesta, e questa squadra aveva vinto 4-0. Ecco perchè ”Tito per sempre eterno”, e Barcellona non lo potrà mai dimenticare. Si rimane blaugrana anche nell’altra vita.

ANSA