Roma-Berlino: tra gaffe e diffidenze, le carte di Renzi per colmare le distanze

MATTEO RENZI 7

Economia, sì, certo. Va bene deficit spending, riforme strutturali, conti in pareggio. Il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela di oggi non è solo l’incontro/scontro tra due ricette diverse per agganciare la ripresa in Europa: più flessibilità nella gestione delle risorse, propongono gli italiani; ranghi serrati su austerità e rigore dei conti pubblici, replicano a gran voce i tedeschi.

Tra Italia e Germania il confronto è acceso anche su altri fronti. E non da oggi. In primo luogo, le differenze a livello culturale, con due “filosofie di vita”: i tedeschi più pragmatici, gli italiani più all’insegna della “fantasia”.Già nel Settecento lo scrittore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang Goethe, in occasione di un viaggio in Italia, raccontava la sporcizia e il baccano di quel posto, ma anche il suo rapporto d’amore con questo Paese dove fioriscono i limoni.

Sul tavolo dei rapporti tra i due Paesi anche le distanze più “prosaiche”. I due modi di “interpretare” i piaceri della tavola, ad esempio: spaghetti e pizza nel dna degli italiani; wurstel e crauti nel menù tradizionale dei tedeschi (anche se, alla prova della forchetta, nessuna delle due scuole disdegna le proposte della controparte…). Due “weltanschaung”, si direbbe con un’espressione tedesca: due “visioni del mondo” anche in cucina.

E poi c’è un’altra distanza. Su un capitolo che lo scrittore Pier Paolo Pasolini era solito battezzare: «l’ultima rappresentazione sacra del nostro millennio». Parliamo, sì, del calcio. Dove l’Italia è stata in più di un’occasione la “bestia nera” dei tedeschi. Quattro vittorie e quattro pareggi negli otto confronti diretti che contano di più: quelli tra Mondiale ed Europeo.

A cominciare dalla “partita del secolo”, come la si definì allora. Correva l’anno 1970, e allo Stadio Azteca di Città del Messico si giocava la semifinale della Coppa del Mondo, che vide l’Italia avere la meglio sull’allora Germania Ovest per quattro a tre. E poi la vittoria degli Azzurri ai mondiali del 1982 in Spagna, con il tre a uno in finale inflitto ai tedeschi dell’Ovest. Più di recente, l’Europeo 2012 in Polonia e Ucraina: doppietta di Balotelli, e l’Italia vola in finale (dove verrà atterrata dalla corazzata spagnola).

Ma il rapporto tra Roma e Berlino è stato caratterizzato, negli ultimi anni, anche da fraintendimenti, ironie e gaffe. Dal “cucù” di Berlusconi alla Merkel – il Cavaliere si era nascosto dietro uno dei lampioni a piazza Unità d’Italia a Trieste – all’imbarazzo della telefonata, sempre di Berlusconi, al vertice Nato dell’aprile del 2009. Angela Merkel attende la fine della conversazione (l’ex capo del governo italiano dirà che si trattava di una telefonata con il premier turco Erdogan).

Sul volto della cancelliera un’espressione tra l’imbarazzato e l’incredulo. Per passare all’intercettazione della telefonata tra il Cavaliere e Gianpaolo Tarantini: è dell’ottobre del 2008, e l’ex premier esprime apprezzamenti sull’aspetto fisico del capo del governo tedesco. Infine, il risolino del duo Merkel-Sarkozy, durante una conferenza stampa nel 2011, alla domanda: avete fiducia in Berlusconi?

Insomma, alla diffidenza tedesca per l’affidabilità politica dello Stivale – di cui la cancelliera si è fatta discreta ma costante portavoce negli ultimi anni, con qualche apertura di fiducia solo quando a palazzo Chigi sono transitati il professor Monti e l’iper europeista Letta – l’Italia ha risposto, nell’immaginario collettivo dei due paesi, con la strafottenza del ventennio berlusconiano di cui gli episodi appena ricordati costituiscono le pietre miliari.

E Renzi, da che parte sta? Ambisce a una terza via tra i due estremi del rigore montiano e la rilassatezza (almeno a parole) berlusconiana, terza via incentrata sul rilancio della spending review da fare «sul serio», così da avviare una riflessione condivisa con gli “amici” tedeschi «sul significato del rapporto Deficit/Pil, sapendo che l’Italia resterà comunque al di sotto del 3 per cento».

L’operazione simpatia del Governo passa anche dai nuovi parallelismi citati dal braccio destro di Renzi, Graziano Delrio: «Siamo nella condizione della Germania di qualche anno fa, alla vigilia del piano di importanti riforme immaginato da Gerhard Schroeder».

Ed è proprio qui, tra il dire (per ora) di Renzi e i suoi, e il fare, tutto da verificare, che si gioca la partita della credibilità italiana. Prima con Berlusconi, Monti e Letta, oggi con Renzi. Passano i premier, ma l'”ambizione” è sempre quella: far vedere ai primi della classe che anche noi sappiamo essere all’altezza. Altro che alunni discoli in punizione dietro la cattedra. A ciascuno il suo posto.

Il Sole 24 Ore