Riforme, via libera allo Sblocca Italia e alla giustizia Renzi: rivoluzione

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ROMA Con il varo della riforma della giustizia e dello Sblocca-Italia, ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi ha nuovamente pigiato sull’acceleratore del «cambio verso», annunciando una nuova «rivoluzione». A cominciare dai provvedimenti elaborati a via Arenula, dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, a smentire qualsiasi «contrasto tra me ed alcun ministro», come ha tenuto a specificare Renzi, nello spiegare che il decreto sulla giustizia civile (uno dei due cardini della riforma) «per ridurre l’arretrato è una rivoluzione: alla fine dei mille giorni avremo tempi certi, meno di un anno per il processo civile e il dimezzamento dell’arretrato».
E poi c’è il processo penale, che aveva minacciato tempesta sulla maggioranza: «C’è la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia paga», è stato il primo punto dell’appello dell’inquilino di Palazzo Chigi, che stava tanto a cuore anche all’alleato Nuovo centrodestra. Che pure ha spinto fino all’ultimo secondo utile per ottenere una delega sulle intercettazioni, che Renzi avrebbe preferito rinviare a un confronto con la stampa nazionale. E, non a caso, ieri il presidente del Consiglio ha sottolineato: «Non ci vuole il bavaglio ma non bisogna ledere le sfere personali nella pubblicabilità».
IL CUORE 
Come ha sottolineato che nella riforma ci sono altre misure, meno gradite all’anima dell’esecutivo con il cuore a destra, dall’autoriciclaggio al falso in bilancio. Misure che, nel loro insieme, puntano anche a sostenere l’economia, cuore dell’altro provvedimento varato ieri, il decreto Sblocca-Italia che anticipa alcune opere al 2015, sbloccando “4,6 miliardi per cinque investimenti aeroportuali e 3,8 miliardi per opere cantierabili da subito”, ha aggiunto Renzi. Misure che interessano varie aree del Paese, compreso il meridione di Bagnoli, dove «si riparte con il commissariamento e tempi certi per la riqualificazione», nella convinzione che «se riparte Bagnoli, riparte il Sud».
Come pure arriva il «disegno di legge delega per il codice degli appalti», per avere «le stesse regole in Italia come nel resto dell’Europa». Inoltre, con lo Sblocca Italia «modifichiamo le norme della Cassa depositi e prestiti che a questo punto è dotata di regole come quelle degli altri Paesi europei», con l’impegno «a confermare l’ecobonus» e a inserire «ulteriori misure di sostegno» nel settore edilizio, come le «facilitazioni per gli impianti di riscaldamento».
Una promessa che va di pari passo con quella di confermare «il bonus degli 80 euro per i prossimi anni per undici milioni di italiani», in risposta a quella parte «del mondo economico che dice che dovremmo ridurre il salario dei lavoratori», laddove «non è riducendo i salari che l’Italia uscirà dalla crisi», ha insistito Renzi, riferendosi anche al dato, fresco di giornata, sull’occupazione, «molto preoccupante», davanti al quale però non si può credere, ha spiegato ancora, «che i posti di lavoro si creino per decreto».
E ha annunciato per il 6 ottobre un vertice europeo sulla crescita, su proposta italiana, che oggi dovrebbe essere ufficializzato dal presidente del consiglio europeo Van Rompuy. Un vertice, quello odierno, in cui l’Italia confermerà i propri impegni, ha detto ancora il presidente del Consiglio, a partire dal 3%, confermando di voler meglio utilizzare la flessibilità già prevista nei trattati europei, affinché il patto di stabilità sia anche di crescita: «Noi non siamo in una battaglia contro la Ue né stiamo chiedendo qualcosa per noi. L’Italia ha dato alla Ue più di quello che ha ricevuto, ha concluso Renzi. Che ha ironicamente fatto ricorso ai gelati evocati dall’Economist, leccornia italiana: «Facciamo un lavoro serio».

IL MESSAGGERO