Rai Way, Gubitosi dice no a Mediaset

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Le Torri di Raiway non sono in vendita. Dopo le parole del ministro dell’Economia Padoan arriveranno quelle del direttore generale della Rai Luigi Gubitosi che oggi risponderà alla Consob. Un coro a più voci, ormai. Per ripetere un concetto già espresso dal premier Renzi e dal sottosegretario Giacomelli. Perché tante voci per ribadire la stessa cosa? Perché a tre giorni dall’Opas di Mediaset non tutti sono disposti a mettere la mano sul fuoco che la maggioranza della società che gestisce gli impianti di trasmissione del segnale resterà in mano pubblica.
Tra i tanti che chiedono un intervento chiarificatore alla Consab c’è persino il senatore dem Federico Fornero, componente della Vigilanza. «Ma se questa posizione di contendibilità di Raiway – si chiede l’esponente pd – era già scritta chiaramente nel prospetto di borsa perché Ei Towers ha lanciato una Opas per il 66,7%. ci sono stati contatti con i vertici Rai o di Raiway?». La chiusura così netta alla vendita non piace affatto al capogruppo azzurro Renato Brunetta. Che disapprova e twitta: «Vendiamo anche Eni ed Enel, ma RaiWay a Mediaset no. Buuuuuuu…».
Le rassicurazioni non bastano neanche a Roberto Fico, il 5 Stelle che presiede la Vigilanza. «Non mi fido del governo e non mi fido di questi numeri – ha detto, ieri, ospite di Lucia Annunziata su RaiTre – il 51% non garantisce il controllo pubblico, con i patti parasociali può essere il privato a comandare sul pubblico». E dopo aver ripetuto che la riforma Rai va «discussa in Parlamento»», l’esponente del direttorio grillino ha annunciato che domani i 5 Stelle presenteranno la loro proposta di riforma: «Un cda a 5, consiglieri scelti attraverso l’invio di curricula, una cabina di regia dell’Agcom che li valuti in maniera non discrezionale, abolizione della Vigilanza».
TARANTOLA CONVOCATA

Fico si candida insomma a dissolversi, a essere l’ultimo presidente a occupare la poltrona di San Macuto. «Entro maggio – è la sua proposta – con una corsia preferenziale possiamo arrivare a chiudere un’epoca». L’apertura c’è. Ma a partire dalla proposta che i grillini domani metteranno sul tavolo. E sempre domani a San Macuto in audizione è stata convocata la presidente Rai Anna Maria Tarantola, Tema: il caso Verro, il consigliere che nel 2010 avrebbe scritto a Berlusconi sollecitando la chiusura delle trasmissioni “ostili” all’ex Cav. Mercoledì sarà invece la volta del dg Gubitosi chiamato a esporre il suo piano approvato dopo il parere della Commissione.
La Rai che vuole Renzi comincerà a prendere forma concreta questa settimana. Il premier ha raccolto le idee che una rosa di esperti gli ha inviato. Al primo punto l’informazione. Il piano Gubitosi va nella giusta direzione. «Ma la riforma deve essere più complessiva – si fa osservare negli ambienti pd – non deve riguardare solo i Tg ma anche le Reti». In questo quadro l’accorpamento delle redazioni sarebbe «solo il minimo sindacale». Si annette inoltre grande importanza al potenziamento dl Rai International. «Non abbiamo – lamenta Lorenza Bonaccorsi, deputata dem e componente della Vigilanza – un sistema che valorizzi i nostri prodotti. Questo lavoro va fatto e va messo in relazione alla riforme di Enit, Ice e degli Istituti italiani di cultura all’estero».
Il primo passo sarà però il rinnovo della concessione in scadenza nel 2016. Giacomelli lo ritiene un passaggio strategico. Pensa ad una sorta di Royal Charter che definisca funzioni e finalità, una «Carta» rinnovabile ogni 5 o 10 anni. L’indipendenza passerà attraverso i nuovi criteri di nomina. Ma nero su bianco non c’è ancora nulla. Nel documento si prospetta la nascita di un consiglio di sorveglianza composto da 12 membri di cui 7 nominati dal Parlamento e 5 da autorità indipendenti come il Crui o l’AgCom. In quanto alla Vigilanza, dalla prossima legislatura il Senato non ci sarà più e le Bicamerali non avranno più motivo di esserci.

Il Messaggero