Premier tentato dal blitz: conta, poi avanti a oltranza

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Battere il ferro fin che è caldo. Incassare oggi il successo nel voto segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità e poi proseguire – senza interruzioni – sino al voto finale che potrebbe essere il 4 o 5 maggio. Matteo Renzi è convinto di avere sull’Italicum la vittoria in tasca. I due voti, uno in testa e l’altro in coda alla legge elettorale (senza fiducia e con lo scrutinio segreto), si combinano in modo da rappresentare il classico e pugilistico doppio jab in grado di colpire l’avversario all’inizio dell’incontro per poi finirlo quando è alle corde. Due voti per raccogliere due maggioranze possibilmente ampliate nei numeri.
TEMPIIn mezzo, forse, tre voti di fiducia che il presidente del Consiglio potrebbe chiedere per azzerare la quarantina e più di voti segreti su singoli emendamenti che le opposizioni sono pronte a chiedere. Sul piatto Renzi, con il suo vicecapogruppo Rosato e il relatore Migliore, è pronto a mettere la rinuncia al contingentamento dei tempi con conseguente allungamento delle ore del confronto parlamentare. L’aula sostanzialmente vuota di ieri è la rappresentazione più significativa di uno scontro che si agita più su tv e giornali e che oggi farà il conto con i numeri. Impietosi, per la minoranza del Pd e, probabilmente anche per le opposizioni visto che nel segreto dell’urna il partito del vitalizio, potrebbe aggiungere i suoi voti a quelli della maggioranza.
I più ottimisti assegnano alla sinistra interna al Pd meno di trenta voti. Un numero sufficiente per essere rimpiazzato da novelli volenterosi che si annidano un po’ in tutti i partiti e che gonfiano i numeri del gruppo misto. Se oggi il voto sulle pregiudiziali – senza fiducia e a scrutinio segreto – passerà la soglia dei quattrocento, alla presidente della Camera, Laura Boldrini, verrà chiesto di proseguire con l’Italicum per tutta la settimana.
Infatti, una volta incassato il successo, anche lo scontro sul voto di fiducia perderà senso. Una conferma si è avuta ieri con l’outing del parlamentare di Sel Antonio Matarelli che si è detto pronto a votare l’Italicum perché «le nostre richieste di modifica sono state accolte». In buona sostanza Renzi è riuscito a far passare il messaggio di qualche giorno fa con il quale diceva, in qualità di premier, che senza l’Italicum il governo si sarebbe dimesso e, in qualità di segretario del Pd, che il partito non sarebbe stato disponibile a comporre esecutivi diversi.
L’aut aut ha colpito nel segno perché, come ricorda ironicamente il costituzionalista Stefano Ceccanti, «Franco Marini ha sempre detto che la riforma del vitalizio è stata la più forte riforma costituzionale degli ultimi anni». La meta dei quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura non è stata ancora raggiunta e Renzi, che parlamentare non è, conosce perfettamente sia la regole che l’umore dei suoi.
LETTERAIeri mattina Renzi ha prima precettato i deputati del Pd e poi ha inviato una lettera agli iscritti del Pd. Messaggi chiari alla testa e alla coda del Pd dal contenuto identico: sull’Italicum è in gioco il destino del governo e del Pd. Non solo. Con la lettera ai coordinatori dei circoli, Renzi ha bypassato i ras locali, ha messo in gioco «la dignità» del Pd cercando di rendere la battaglia dell’opposizione interna ancor meno comprensibile se confrontata agli interessi e ai problemi economici e lavorativi che vivono gli elettori del Pd e le loro famiglie.
Lo scontro, in attesa del voto di domani mattina, resta durissimo con alcuni leader del Pd, da Cuperlo a Bindi passando per Bersani e Speranza, che vedono però – giorno dopo giorno – assottigliarsi i numeri degli oppositori all’Italicum mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, spesso impropriamente evocato in questi giorni, invita tutti a lavorare «per ammodernare il Paese» confermando come la stagione delle riforme costituzionali ed economiche non è finita.

Il Messaggero