Obama bombarda l’Isis anche in Siria «Sventato attacco contro gli Usa»

U.S. President Barack Obama speaks about the economy in Illinois

Il presidente che voleva finire le guerre americane, il presidente premio Nobel per la pace, ha dato l’ordine nella sera di lunedì di cominciare la guerra contro Isis. L’attacco di lunedì notte (poi replicato ieri notte con una seconda ondata di raid) contro le basi del califfato estremista in Siria è stato condotto da aerei e missili americani con la collaborazione di cinque paesi arabi sunniti che hanno partecipato ai raid anche offrendo sostegno logistico. Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha affermato che la Siria sostiene ogni sforzo internazionale per combattere il terrorismo, dando così di fatto un implicito consenso. Gli Usa avevano comunque informato l’ambasciatore siriano all’Onu alcune ore prima, ha poi fatto sapere Damasco.
L’ALLARME

«La forza della nostra coalizione rende chiaro al mondo che questa non è una lotta solo degli Stati Uniti – ha detto Obama prima di partire alla volta di New York e delle Nazioni Unite -. Questa lotta appartiene a tutti quei Paesi e governi del Medio Oriente che rifiutano lo Stato Islamico e lottano per la pace e la sicurezza». Obama presiederà oggi la seduta del Consiglio di Sicurezza nella quale chiederà di votare la risoluzione che dovrebbe unire il mondo nel bloccare i movimenti di terroristi e aspiranti terroristi. Nessuno sa predire come reagirà la Russia, che ha diritto di veto. Certo, ieri sono stati due i paesi che hanno fortemente criticato l’attacco in Siria: l’Iran (anche se secondo i media americani Teheran era stata avvisata) e appunto la Russia. Obama ha anche annunciato che «è stato sventato un attacco agli Usa» da parte dei veterani di Al Qaeda che si sono riuniti nel gruppo Khorasan. Un attacco sugli aerei con abiti e dentifrici esplosivi.
IL VERTICE

Obama, a New York, avrà anche un incontro ristretto con i rappresentanti dei Paesi che hanno partecipato alla missione militare di lunedì sera, e cioé Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Giordania e Qatar. È cruciale che gli americani nella lotta contro Isis, un movimento sunnita estremista, abbiano dalla loro parte proprio i paesi che ospitano una maggioranza sunnita: questa presenza dà legittimità nel Medio Oriente alla guerra contro il Califfato. L’attacco contro l’Isis è stato molto vasto. Ha coinvolto i missili Tomahawk lanciati dagli incrociatori del Mar Rosso, bombardieri, caccia, droni decollati dal Qatar, dagli Emirati e dall’Iraq. «Colpiti campi d’addestramento, centri di comando e controllo, depositi, un centro finanziario, veicoli corazzati e per il trasporto di rifornimenti».
BIMBI FRA LE VITTIME

Dalla Siria risulterebbe la morte di almeno 120 jihadisti mentre fonti mediche parlano di 2 donne e 7 bambini uccisi. Dei raid, 14 sono stati contro basi in Siria e 4 contro l’Iraq. Obama ha spiegato che 8 raid sono stati lanciati contro il gruppo Khorasan «che stava preparando un complotto in Siria contro gli Usa e gli alleati». Più tardi fonti di intelligence, citate dalla Cnn, hanno rivelato piani di attentati con bombe nascoste sugli aerei: sarebbero stati utilizzati dentifrici e abiti esplosivi». Voci non confermate, rimbalzate sui social media, sostengono che il leader del gruppo Khorasan, Muhsin al Fadhli, sarebbe stato ucciso. Ma potrebbe essere anche una informazione fatta circolare per permettergli di sfuggire alla caccia degli Usa. Infine la moglie dell’ostaggio inglese in mano all’Isis, Alan Henning, ha detto di aver ricevuto un audio in cui il cittadino britannico lancia un appello per «la sua vita».

Il Messaggero