Napolitano prepara il congedo in tv L’auspicio sul dopo: un nome autorevole

GIORGIO NAPOLITANO 2

Sarà il discorso più delicato dei quasi otto anni di presidenza. Sì, perché sarà l’ultima volta che Giorgio Napolitano si rivolgerà agli italiani per il tradizionale messaggio di Capodanno e egli non potrà non richiamare quell’atto formale che di lì a due settimane (la data più probabile resta il 14 gennaio) perfezionerà con un comunicato ai presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, per annunciare le sue dimissioni. Al testo – come di consueto – il Presidente sta lavorando personalmente mentre tutto lascia presumere che lo scenario sarà lo stesso degli altri otto messaggi: lo studio alla palazzina con qualche possibile variante. I dettagli, comunque, saranno definiti in un sopralluogo ad hoc con i tecnici della Rai in programma lunedì prossimo. Anche la durata dovrebbe essere quella consueta: intorno ai venti minuti.
Quel che appare certo è che lo spartiacque rispetto al discorso alle alte cariche (tenuto il 16 dicembre scorso) sarà ancora più netto del passato. Se in quella sede Napolitano aveva fatto un’analisi, spesso amara, della situazione politica, stigmatizzando anche la «patologia eversiva dell’antipolitica» ed esortando alla «continuità istituzionale», nel messaggio di Capodanno di mercoledì prossimo si rivolgerà direttamente agli italiani. Con tono colloquiale. Egli tornerà sui temi dell’emergenza economica, della «fatica sociale» che non risparmia le famiglie, della disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani. Ribadirà con forza la necessità che il nostro Paese e l’Europa tutta voltino pagina imboccando la strada della crescita economica senza abbandonare il rigore dei conti pubblici. E insisterà sulla necessità di una maggiore coesione sociale anche grazie al dinamismo del governo Renzi. Dunque, si prevede che sarà un congedo in cui i toni della fiducia, della speranza prevarranno sulle recriminazioni per il mancato raggiungimento di tutte le riforme di cui il Paese ha bisogno. Ma anche su questo fronte si può prevedere che da Napolitano arriverà un estremo stimolo, un appello a recuperare il tempo perduto.
IL BILANCIO

«Il Paese può farcela», dirà il Presidente purché ciascuno metta da parte il proprio interesse particolare, e rimarcherà i risultati conseguiti. Con uno speciale richiamo ai giovani perché s’impegnino per cambiare le cose. E’ anche verosimile che Napolitano tracci un bilancio di questi otto anni di presidenza e lasci una sorta di memorandum al suo successore (che egli auspica «autorevole» più che «d’immagine»). Nel messaggio dello scorso anno Napolitano aveva ricordato che sarebbe rimasto al suo posto per il secondo mandato fino a quando «la situazione del Paese glielo avesse fatto ritenere necessario e possibile» e fino a quando «le forze glielo avessero consentito». Soggiunse: «Fino ad allora e non un giorno di più». Ora spiegherà perchè – dopo la conclusione del semestre di presidenza italiana nell’Ue – ritiene che quel momento sia arrivato. Lo farà – c’è da esserne certi – alla sua maniera e nel suo stile. Con pacatezza e cercando di infondere un’iniezione di fiducia e di positività in un Paese ancora alle prese con mille problemi insoluti, ma deciso a risalire la china. L’unico imprevisto in questo discorso d’addio potrebbe venire dalla commozione (più che legittima) ma se anche ciò avvenisse gli italiani lo comprenderebbero. E in ogni caso saluteranno con affetto il suo congedo.

Il Messaggero