Mattarella: investire in cultura fa crescere

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Era il 2010 e una frase venne attribuita al ministro Giulio Tremonti: «Con la cultura non si mangia». Non è chiaro se quelle parole siano state davvero pronunciate, sta di fatto che ieri è stato totalmente rovesciato quel paradigma da Sergio Mattarella. «La cultura è benessere e crescita», ha detto ieri a Pompei. Il capo dello Stato era a Pompei all’inaugurazione della mostra di Igor Mitoraj e nel breve intervento fatto al fianco del ministro Franceschini e del Governatore De Luca, ha declinato quel concetto soprattutto per il Sud. «Tutto ciò che viene prodotto dalla cultura ha una grande ricaduta per l’intero tessuto sociale. Anche di carattere economico. Quindi gli investimenti che si fanno nel patrimonio artistico e culturale non sono soltanto un dovere per la qualità della vita sociale, ma soprattutto per spingere la crescita economica». E questo assume un valore speciale nelle regioni del Mezzogiorno. «Basta pensare come questo sito sia un crocevia di tante attività non soltanto nell’arte ma del turismo e dell’accoglienza: cioè, vi sono effetti dell’attività culturale che hanno un’influenza positiva e profonda sul piano economico. Soprattutto al Sud».

Un temporale, pioggia e grandine, hanno costretto a un cambio di programma. Doveva esserci una passeggiata lungo via dell’Abbondanza, la visita ad alcune ville appena restaurate, l’intervento all’aperto a pochi passi da alcune delle bellissime statue di Mitoraj. Mattarella parla invece al chiuso, in quella che definisce una «collocazione di fortuna»: siamo all’Auditorium, subito dopo l’ingresso che porta agli scavi. Ed esordisce così: «La pioggia rende suggestiva Pompei. E suggestivi sono i capolavori di Mitoraj. La collocazione tra le rovine sono del tutto naturali e credo che indurranno molti turisti in inganno, qualcuno penserà che sono opere di allora perché la cultura non ha tempo e confine. E questa è la straordinaria emozione che si prova, questa integrazione tra arte antica e contemporanea, tra questa città di duemila anni fa e questo artista dei nostri tempi. Una bella iniziativa del ministro Franceschini che realizza il sogno del grande scultore che, purtroppo, è morto prima». A chi gli chiede se questo sia un segnale per la città e la Regione, lui risponde «è un segnale, non so quanto sia forte, ma lo è». Il concetto su cui insiste è di sviluppare investimenti nella cultura e non solo nel senso della conservazione del patrimonio artistico – impostazione che per lunghissimo tempo ha dominato l’approccio di ministero e soprintendenze – ma valorizzarlo. Cioè saperlo vedere anche come risorsa economica.

All’inaugurazione della mostra “Mitoraj a Pompei”, che espone 30 sculture in bronzo dell’artista scomparso nel 2014, c’erano il direttore generale della Soprintendenza per i beni archeologici, Massimo Osanna e il ministro Franceschini che ha sottolineato come a Pompei ci sia stato «riscatto e rinascita» e ha potuto rivendicare un vero cambio di passo anche nei bilanci ministeriali. «I miei predecessori hanno avuto l’ingrato compito di giustificare i tagli ma oggi l’Italia può dire che è aumentato del 36% rispetto al 2015, tornando sopra i due miliardi dopo essere stato per molto tempo sotto il miliardo e mezzo». E Franceschini ricorda anche la «deliberazione Cipe del primo maggio che ha individuato più di 33 grandi progetti nel Paese che aspettavano da anni risorse per essere completati, tra cui quelle per Pompei».

L’ultima tappa di Mattarella, a sorpresa, è al Santuario della Beata Vergine del Rosario, poi il ritorno a Roma.

Il Sole 24 Ore