M5S, Casaleggio: io e Grillo ministri processi popolari on line dopo il voto

BEPPE GRILLO 4

ROMA A Firenze, «nella tana dell’Ebetino» (cioè di Renzi), Beppe Mao insiste nel profilo che si è dato ieri, per tutta la giornata. Quello dell’uomo che vuole andare al governo – «Io e Grillo saremo ministri», ha annunciato Casaleggio ma poi entrambi: «I ministri li sceglie la Rete» – e con le leve del potere in mano processare, da Palazzo Chigi, luogo d’arrivo della Lunga Marcia (che è cinese ma Beppe Mao ha anche parlato giorni fa di Marcia su Roma), sia i politici sia gli imprenditori sia i giornalisti. Ma per primi questi ultimi.

ALLA SBARRA 
Un processo popolare. E la platea fiorentina gode. Una giustizia pentastelluta. E godrà anche la platea di piazza San Giovanni, domani, per la chiusura della campagna elettorale. Cina comunista? Francia giacobina? Beppe Saint-Just? Ma non era diventato moderato a Porta a Porta? Non ha detto, l’indomani, davanti a Montecitorio, «io non voglio fare male a nessuno, sarò tranquillo»? 
«Sul banco degli imputati nel web processo – annuncia Grillo – andranno anzitutto i pennivendoli, colpevoli di aver occultato la verità agli italiani nell’ultimo ventennio». Ma la rimpatriata con Vespa («Sono andato da lui senza vomitare», ha scherzato ieri Grillo dal palco di Pescara) non poteva rendere Beppe Mao più accondiscendente verso l’intera categoria? Evidentemente, no. «Voglio vedervi dietro alle sbarre», ha ironizzato (?) a Firenze, annunciando tra l’altro che «Renzi è già finito». Ed è dunque una «salma» tra tutte le «salme» del sistema. 
I giornalisti come simbolo di tutti i mali d’Italia è un classico dei politici-politici. Quindi, politico-politico Grillo lo è diventato. Ed è anche un classico della categoria, o della casta del Palazzo, criticare i giornalisti ma frequentarne in gran quantità. Grillo con Mentana, con Vespa, a Sky. Casaleggio da Lucia Annunziata. Liderini pentastelluti sparsi ormai su tutti i palinsesti e in compagnia di tutti i conduttori, da Michele Santoro a Lilli Gruber, da Massimo Giletti a Nicola Porro. 

NO ABBRACCIO 
Tutti da mettere alla sbarra e Grillo Mao è pentito di aver abbracciato, mentre passeggiavano sulla spiaggia, l’inviata di Agorà che lo ha raggiunto nella sua villa al mare? La sfida con Renzi a colpi di palchi e di piazze – venerdì saranno di più i presenti al comizio del premier o a Firenze nel numero dei fan da comizio avrà vinto Grillo Mao? – è in realtà anche un duello televisivo e grazie alle riprese dei tiggì e dei canali all news. Ma la televisione la fanno (anche) i giornalisti e quando saranno processati chissà come si farà.
Il dibattimento on line funzionerà così: «Ci saranno – avverte Grillo dal suo blog – le liste, le prove, i testimoni d’accusa. Alla fine, gli iscritti al M5S potranno votare per la colpevolezza o per l’innocenza come in un tribunale popolare». 
Per i condannati, la sorte è questa. «In Rete – incalza Grillo – sarà costruito un castello virtuale, con le celle individuali, ognuna con la sua targhetta». Ma prima di spalancare le porte del web carcere per giornalisti, e a seguire per i politici e per gli imprenditori, Grillo e Casaleggio devono andare al potere («Governeremo noi, e via Renzi!», è il grido nella piazza fiorentina) e il programma è questo: «Entriamo nelle istituzioni. Facciamo lo Stato. Poi il movimento 5 Stelle, quando lo Stato sarà formato dai cittadini, si scioglierà. Non avrà più senso. Il nostro non è un partito che si sostituisce a un altro».
La piazza di San Giovanni, domani sera, viene ritenuta una tappa decisiva del grillismo verso il governo. Sul palco, a comiziare, ci sarà anche Casaleggio. Più qualche candidato alle europee e quattro moschettieri: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico e Paola Taverna. «Renzi se la sta facendo sotto», è il grido grillino nella Firenze di Matteo. Ma le elezioni sono un’incognita per tutti. 

IL MESSAGGERO