Legge elettorale, M5S richiude la porta

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ROMA Come da copione il secondo forno ha chiuso prima dell’inaugurazione. Gianroberto Casaleggio non ha gradito la mano tesa al Pd del vicepresidente della Camera, in quota M5S, Luigi Di Maio.
«Se nel Pd c’è buon senso, in futuro noi ci saremo anche per il Quirinale», titolava ieri il Corriere l’intervista all’unico pentastellato che gode del privilegio di una carica non a rotazione. Apriti cielo. Ira dell’ideologo M5S e immediato divieto a Di Maio di concedere la programmata intervista al Tg1 serale. Niente da fare anche questa volta, ma si può star sicuri che, come accade nei cartoni di Wile Coyote, prima o poi qualche altro pentastellato tornerà alla carica.
CONCESSIONI
Tutto ciò rende ancor più evidente come non esista un piano B e che il Patto del Nazareno resta, per ora, sia per Matteo Renzi, che per il Quirinale, l’unica opportunità per portare a casa legge elettorale e riforme costituzionali. Lunedì il Rottamatore si acconcerà ad un rito non proprio nelle sue corde: il vertice di maggioranza. A palazzo Chigi, con Alfano, il ministro Boschi e il sottosegretario Delrio, il premier metterà in fila le modifiche all’Italicum saggiando la sostenibilità parlamentare delle soglie, del premio e delle preferenze. Un appuntamento, quello di lunedì, che costringe il Cavaliere a riflessioni supplementari da valutare nel weekend. Dalla volontà di rimanere seduto al tavolo dipenderanno infatti molte delle concessioni che Renzi può essere costretto a fare lunedì ad Alfano.
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Stringersi nel recinto della maggioranza, confidando nell’apporto di qualche transfuga grillino, è l’unico modo che Renzi ha per non perdere la faccia su una riforma che aveva promesso entro l’anno. L’opzione delle elezioni anticipate continua a preoccupare molti forzisti, ma per Renzi non rappresenta lo scopo del braccio di ferro avviato sia con la sinistra interna al Pd sul Jobs Act, che con FI sulla legge elettorale. Il primo obiettivo di Renzi resta quello di dimostrare all’Europa e ai suoi elettori di riuscire a guidare un Paese che ha deciso di voltare pagina. La legge elettorale, riforma a costo zero, rappresenterebbe per il premier il volano per presentarsi a Bruxelles in vista dell’ennesimo braccio di ferro. Se Renzi non molla, pronto a tirare le conclusioni con Giorgio Napolitano,
Berlusconi non ha ancora deciso da che parte buttarsi perché da tutte e due le parti vede il rischio di un possibile ritorno anticipato alle urne che coglierebbe FI nel momento di maggior debolezza della sua storia. Da un lato è forte il timore di affidare a Renzi, con il varo della legge elettorale, una pistola con il colpo in canna e senza essere riuscito a spuntare spazi di governo per FI che possano condizionare la durata della legislatura. Dall’altra parte c’è nell’ex premier l’assoluta convinzione che far saltare il Patto del Nazareno, non significa frenare la corsa di Renzi deciso com’è a portare in aula la riforma. Una determinazione – quella del Rottamatore – che spaventa molto Berlusconi il quale ritiene da tempo che il governo sta su anche «grazie a noi» e che quindi siano molto scarse le possibilità che la maggioranza possa farcela da sola.

IL MESSAGGERO