La nuova Merkel nel cuore dell’Europa divisa

July 21, 2011 - Brussels, BXL, Belgium - Germany's Chancellor Angela Merkel   during a news conference at the European Council building at the end of an euro zone leaders crisis summit   in  Brussels, Belgium on 2011-07-21     by Wiktor Dabkowski (Credit Image: © Wiktor Dabkowski/ZUMAPRESS.com)

Stupisce anzitutto Angela Merkel, e poi la Germania che governa da dieci anni. La ricordavo raffigurata sui giornali europei con in testa l’elmo chiodato, stile Bismarck. Era l’incarnazione di un paese opulento che esigeva l’austerità, il rigore necessario per aggiustare i conti ma anche origine di disoccupazione e di povertà. Era la paladina di una disciplina teutonica poco adatta al clima mediterraneo. Per questo era temuta, detestata e insultata, in particolare nella Grecia indebitata. La sua immagine è mutata nello spazio di un fine stagione, mentre gli occidentali rientravano dalle vacanze e sull’Unione europea, che cominciava a respirare dopo una crisi economica di anni, si è abbattuta una nuova calamità: la tragedia più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale. La più sconvolgente dalla nascita di una elaborata, generosa quanto incompleta, intesa in un continente rissoso da secoli.

L’immagine di Angela Merkel è mutata rapidamente. Non le si rimprovera più il carattere severo, caricaturato con l’elmo chiodato, ma un cuore troppo tenero. In un Parlamento europeo, il rappresentante del governo meno democratico dell’Unione, quello ungherese, l’ha accusata di essere all’origine del caos che regna nella stazione di Budapest, dove la polizia stenta a contenere i profughi siriani ansiosi di raggiungere la Repubblica federale tedesca.

Angela Merkel si è infatti impegnata ad accogliere in Germania ottocentomila rifugiati siriani. Una cifra

esorbitante. Pari all’uno per cento della popolazione tedesca. Quattro volte i profughi accolti nel 2014. Con questo impegno la cancelliera è diventata il leader politico e morale d’Europa.

La Repubblica