Italicum, Berlusconi teme l’imboscata

BERLUSCONI

ROMA Abbastanza soddisfatto per l’accordo con Renzi sulla legge elettorale. Molto insoddisfatto per «i cedimenti autolesionisti» di Renzi sul Jobs Act in favore della sinistra interna del Pd. Silvio Berlusconi, nel day after dell’accordo sull’Italicum riveduto e corretto, non è in vena di brindisi («Non è la legge perfetta») ma «non si poteva fare di meglio in questa condizione»; è preoccupato perchè il solo fatto che ci sia (almeno nei patti) una legge elettorale scatena la paura dentro il suo partito sull’avvicinarsi delle urne (anche lui un po’ si fida e un po’ no quando Renzi assicura: «Si vota nel 2018») ma si gode una tripletta che è questa: «L’accordo ha dimostrato che il sottoscritto serve a Forza Italia, serve a Palazzo Chigi e serve per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Vi sembra poco?». A lui, no.
CACICCHI
Ma il partito che lui dice di aver riunito dopo mesi di tensioni e lotte con l’ala di Raffaele Fitto non è proprio pacificato. Anzi. I signorotti delle preferenze, i boss territoriali, figure come il laziale Fazzone e tanti campani, pugliesi e siciliani non vedono affatto di buon occhio le liste bloccate con i cento capilista scelti dall’alto e gli altri si arrangino. E ieri tra Camera e Senato, settore forzista, si facevano calcoli e calcoletti seguiti dalla seguente morale: «Con il 15 per cento dei voti, il nostro partito elegge una settantina di parlamentari. Tutti quelli messi alla testa della lista. E chi ha le preferenze sul territorio se le sbatte in faccia». O ancora, tra i meridionali sul piede di guerra, discorsi così: «Io pago gli ottocento euro mensili al partito, ho dato il contribuito straordinario di 10.000 euro, mi devo pagare la campagna elettorale per le preferenze a colpi di pranzi, cene, incontri, convegni, manifestazioni di tutti i tipi nel collegio. E poi? Lo sbarbatello imposto da Berlusconi come capolista va in Parlamento e io no. E’ giusto?». Istanze così vengono rivolte in queste ore soprattutto verso Raffaele Fitto, che è sensibilissimo a tematiche di questo genere. Ma ci sono altri, come Ignazio Abrignani, che le smontano con queste parole: «Il giorno in cui Berlusconi fa campagna elettorale, e va di nuovo in mezzo alla gente, il 15 per cento diventa 30 e ci sarà spazio per tutti in Parlamento, al di là dei capilista».
ZAPPING
Osservazioni, queste, che sono in linea con quanto va dicendo l’ex Cavaliere a molti dei perplessi: «Il voto ormai somiglia allo zapping. E’ mutevole. E non è detto affatto, anche se oggi è quello di Renzi il primo partito, che tornando in campo a febbraio dopo la fine della condanna, incassando a marzo il giudizio anti-incandidabilità della Corte Europea e prendendo alle regionali e alle amministrative di primavera la rincorsa per il voto delle politiche, quando sarà, che non saremo noi il primo partito. Quello che prende il premio di maggioranza». Ma ieri al Senato qualcuno chiosava questo ragionamento: «Ma figuriamoci. Non arriviamo neanche secondi. Ci giocheremo la sfida per il terzo e quarto posto con la Lega. Non siamo da finale ma da finalina». I malumori forzisti trovano sponda nelle dichiarazioni, che possono suonare come una minaccia, di Raffaele Fitto: «Si è decisa la cornice della legge elettorale. Tutto il resto si discute in Parlamento e Forza Italia non dovrà accettare imposizioni irragionevoli». La paura berlusconiana riguarda appunto il lavoro parlamentare che verrà fatto in Commissione affari costituzionali: «Speriamo che non si crei l’asse trasversale tra i delusi anti-renziani e i nostri». E’ un timore che l’ex premier condivide con il premier. I leader decidono, ma poi i parlamentari votano. E votare l’Italicum convinti che servirà per andare presto alle elezioni, non sarà piacevolissimo per molti berluscones e altrettanti democrat.

IL MESSAGGERO