Foreign fighters, sotto tiro la rete italiana

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ROMA Nell’elenco dei foreign fighters che si allunga di settimana in settimana, c’è un gruppo su cui si stanno concentrando gli sforzi di Antiterrorismo e Intelligence: un gruppo più circoscritto di nomi che, pur non essendo italiani, hanno avuto «trascorsi o collegamenti» con il nostro paese. Pur non avendo modificato la soglia di allerta, alta ma senza segnali di pericoli specifici, il gruppo viene tenuto sotto controllo anche per un’altra ragione: alcuni di questi sono passati attraverso il nostro paese recentemente e al momento si trovano in area Schengen, in particolare in Germania.
VENTI ATTENZIONATI
Si tratta di una ventina di persone, alcune delle quali non sono mai finite né in un’inchiesta penale né in un articolo di giornale per qualche fatto minore e a differenza dei quattro di cui aveva parlato il ministro Angelino Alfano all’indomani dell’attentato al settimanale Charlie Hebdo non hanno passaporto italiano. Tre in particolare fino a poco tempo fa si trovavano in Germania, ma potrebbero essere passati anche nei mesi scorsi attraverso l’Italia. È il caso del cittadino americano Brian Arthur D. localizzato dall’altra parte del confine prima di Natale, passato sicuramente per la Siria, ma sul quale al momento non circolano informazioni più precise. Di Mario S. che a dispetto del nome è cittadino tedesco e potrebbe essere rientrato dalla Siria. E di Fares H. segnalato dalla nostra Intelligence ma che, sicuramente, attualmente si trova in Germania.
IL CANALE PER LA GERMANIA
L’Italia, spiega un analista, chiarendo un discorso già fatto più volte in queste settimane «è al momento terreno di transito, ideale per imbarcarsi alla volta della Siria o della Libia. Potrebbe essere stata scelta con questa funzione anche da gruppi minimamente strutturati, oltre che da singoli volontari». Fino ad oggi, Berlino non ha mai emesso leggi contro i combattenti diretti all’estero, punendo soltando i veri e propri membri di organizzazioni terroristiche. Questa settimana, però, stando a quanto anticipato da Der Spiegel, il governo ha cominciato ad approntare nuove norme destinate a punire chiunque «parta o prepari viaggi finalizzati ad azioni terroristiche» e a bloccare i flussi di denaro che dalla Germania vengono destinati a Siria e Libia.
NOMI CHE RITORNANO
Nell’elenco dei combattenti attenzionati dall’Italia ci sono anche alcuni nomi finiti più volte nelle inchieste sui gruppi attivi nel nostro Paese. L’elenco iniziale di 53 persone è aggiornato di settimana in settimana, anche seguendo le segnalazioni che arrivano dall’estero. E nella lista ci sono nomi già noti. Ad esempio Moez Ben Abdelkader Fezzani, tunisino a lungo residente in Italia. È uno dei tre ex prigionieri di Guantanamo che nel 2011 furono consegnati dagli americani all’Italia. A Milano, Fezzani è stato inquisito ininterrottamente dal 1997 al 2012 in una successione di processi, ma ne è uscito sempre assolto in appello. Scarcerato dall’Italia, ora combatte in Libia con Ansar Al Sharia, la più pericolosa milizia jihadista, ma potrebbe aver fatto parte di una rete di reclutamento verso la Siria. Altro nome noto è quello di Radouane Ouhass. Cinque anni fa, nel dicembre 2010, fu fermato a Genova mentre cercava di rapinare un tassista. Al momento del fermo, i poliziotti avevano scoperto che era invece un delinquente abituale e aveva già collezionato altre due rapine, sempre in zona. A distanza di cinque anni, attualmente, si troverebbe in Siria tra le fila dei combattenti vicini all’Isis.

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