FI insorge: ora Mattarella fermi Renzi e Napolitano

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Napolitano che parla delle riforme è come se il Papa emerito Benedetto XVI dettasse la linea teologica di Papa Francesco. Non poteva essere più tranchant il fondatore di la Repubblica Eugenio Scalfari nello stigmatizzare la lettera inviata alCorriere da Giorgio Napolitano, prendendo al contempo le distanze dall’impianto delle riforme costituzionali e dal combinato Ddl Boschi-Italicum, una miscela esplosiva in grado di minare le fondamenta della democrazia italiana trascinandola ancora di più nell’autocrazia.

Un articolo, quelli pubblicato ieri dal Fondatore, ripreso da il Mattinale , la nota politica di Forza Italia alla Camera, tradizionalmente critico con Scalfari. Potere di Renzi, riavvicinare l’inavvicinabile meno che, naturalmente, le diverse anime del Pd. Quelle restano distantissime. FI non l’ha preso bene l’intervento di Napolitano-Benedetto XVI e il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta si appella a Mattarella-Papa Francesco.

«In merito alle riforme e ai numeri del governo, con rispetto, domandiamo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di esaminare la questione nella sua oggettività drammatica e alla luce dei precedenti più immediati – spiega Brunetta – Questo governo non ha la maggioranza in Parlamento (oltre che nel Paese): 176 senatori su 320 hanno firmato emendamenti depositati che bocciano la grande riforma costituzionale che l’attuale premier ha indicato come colonna portante e senso stesso del suo mandato di Presidente del Consiglio. Invocare l’ordalia, il muro contro muro, su una materia per la quale è decisivo l’ampio consenso di Parlamento e di opinione pubblica, è qualcosa di pericoloso e disperato».

Poi la stilettata contro il Capo dello Stato emerito: «Nel novembre 2011 – ricorda Brunetta – per molto meno, senza alcuna bocciatura, e anzi dopo un voto favorevole della Camera, il presidente Napolitano convocò Silvio Berlusconi e gli impose le dimissioni. Ora, con scarsissima sensibilità istituzionale e personale, il presidente emerito Napolitano cerca di precostituire una strada per il suo successore, chiedendo con il suo silenzio di avallare una sorta di moral suasion di un Quirinale ombra».

È esattamente la linea di Scalfari, secondo cui nel silenzio istituzionale di Mattarella – che tace in attesa del varo da parte del Parlamento del testo definitivo sulle riforme prima di decidere se rinviarlo o meno alle Camere – l’intervento di Napolitano è stato quanto meno inopportuno, ma di certo utilissimo a Renzi.

Per FI il premier arranca. Brunetta ricorda i 46 voti di fiducia in un anno e mezzo «su questioni secondarie e dopo aver in ogni modo impastato compromessi non da governo serio, ma da non-governo», mentre il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri avvisa: «Renzi è costretto al Senato a inseguire il voto dei pur rispettabili verdiniani. Ma con i voti raccattati non andrà lontano. Per fare le riforme serve confronto, non qualche mezzuccio».

Anche il MoVimento 5 Stelle, favorevole al Senato elettivo, critica l’iniziativa di Napolitano. «Il semplice senatore a vita Napolitano continua a monitare – scrive il senatore grillino Vito Crimi – Qualcuno dovrebbe spiegarci perché Napolitano non vuole che il futuro Senato sia eletto dai cittadini. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché vuole un Senato di consiglieri regionali, nominati da altri consiglieri regionali, scelti fra consiglieri regionali, o almeno fra quelli che non sono stati ancora raggiunti da custodie cautelari, avvisi di garanzia, o condanne. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché Napolitano vuole blindare questo fior fiore di statisti con l’immunit parlamentare. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché lancia moniti manco fosse il Presidente della Repubblica. Mattarella, hai niente da dire?».

La posizione del M5S è chiara e sul Senato elettivo è in linea con quella delle opposizioni e dei 28 dissidenti Pd. Ma i grillini vannno oltre chiedendo anche l’abolizione delle immunità parlamentari, il dimezzamento del numero di tutti i parlamentari e la possibilità per i cittadini di ricorrere a referendum propositivi e consultivi, «così da controbilanciare la bulimia di poteri della quale sarà investito il futuro governo».

Critici con la riforma anche i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. «Ci auguriamo che la scelta del voto popolare resti un principio costituzionale – dice la capogruppo a Palazzo Madama Cinzia Bonfrisco – Intendiamo lavorare affinché il diritto degli italiani a scegliere i loro rappresentanti attraverso il voto non venga mai meno. Persino sul l’elezione del Capo dello Stato abbiamo presentato un emendamento affinché la parola passi al popolo se il Parlamento non è in grado di eleggerlo dopo il quinto scrutinio. Cosa si nasconde dietro la paura di lasciar decidere agli italiani chi li deve rappresentare? Forse un governo mai eletto da nessuno – conclude – teme il voto popolare? Non vorrei che minacciare le elezioni si rivelasse un boomerang per il governo Renzi».

Il Tempo