Corruzione, scontro tra toghe e premier

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E’ scontro aperto tra Matteo Renzi e l’Associazione nazionale magistrati. Uno scontro che preoccupa anche il Quirinale il quale vigila e verosimilmente auspica che, nell’interesse generale, i toni vengano moderati. All’indomani della nuova inchiesta della Procura di Firenze sulle tangenti per le grandi opere, a dar fuoco alle polveri è il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli. Interviene alla trasmissione televisiva «Unomattina» e parla di «un Paese in cui i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati» mentre dovrebbe accadere il contrario: «Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità». Immediata e molto dura la replica di Renzi: «Quelle di Sabelli sono parole false. E’ una frase ingiusta. Si può contestare un singolo fatto ma dire quelle cose lì, avendo una responsabilità, è triste e fa molto male».
L’INTERVENTO

Parlando durante l’inaugurazione dell’anno accademico della scuola superiore di polizia il premier garantisce piuttosto che «questo governo intende combattere perché non si formi uno stato di polizia, ma di pulizia». E spiega: «L’autorità anticorruzione l’abbiamo messa in campo perché casa per casa, appalto per appalto, si possa far pulito. Le pene sulla corruzione devono essere aumentate. Pensare che si possa prescrivere la corruzione è inaccettabile. Per questo stiamo intervenendo». Successivamente lo stesso presidente dell’Anm chiarisce che egli si riferiva solo indirettamente all’inchiesta di Firenze e che gli interventi legislativi che avrebbero favorito i corrotti sono cominciati nel 1994 in piena Tangentopoli, proseguiti nel 2002 e ancora nel 2005 «con la riduzione della prescrizione». «E’ necessario al contrario – soggiunge Sabelli – che le istituzioni lavorino insieme alla magistratura per raggiungere lo stesso obiettivo».
Ma il duro botta e risposta con Renzi ha lasciato il segno. E lo scontro tra governo e toghe, non certo circoscritto a quest’ultimo episodio, non poteva lasciare indifferente Sergio Mattarella. Domani mattina il capo dello Stato riceverà in udienza una delegazione dell’Anm guidata da Sabelli. Sul Colle si sottolinea che l’incontro era stato organizzato da tempo ben prima delle ultime polemiche. Ma è presumbile che Mattarella (che ieri pomeriggio si è consultato telefonicamente con il vicepresidente del Csm, Legnini) chiederà informazioni e si adopererà perché i toni siano smorzati al fine evitare uno scontro tra poteri dello Stato. Sarà un’occasione per fare il punto su molti temi.
Va ricordato che nel recente incontro con i neo-magistrati lo stesso Mattarella lo aveva esortati a non temere le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità civile e aveva assicurato che ci sarebbe stata una «attenta valutazione» degli effetti concreti dell’applicazione della nuova legge.
LA BUFERA

Quanto alla bufera politico-giudiziaria della nuova inchiesta fiorentina sulle tangenti nessun commento filtra per ora dal Colle. E’ possibile che l’argomento venga affrontato – anche se marginalmente – nel corso della colazione che stamane avrà luogo al Quirinale tra il capo dello Stato, Renzi e alcuni esponenti del governo alla vigilia dell’importante Consiglio europeo. Ma nello stesso intervento del 9 marzo scorso Mattarella era stato chiarissimo sul tema della corruzione. Aveva pronunciato parole che sembrano profetiche: «Non sarà mai abbastanza sottolineata l’alterazione grave che deriva alla vita pubblica, al sistema delle imprese, al soddisfacimento dei bisogni della comunità, dal dirottamento fraudolento di risorse verso il mondo parallelo della corruzione».

Il Messaggero