Coni, la Federnuoto squalifica Malagò per “mancata lealtà”

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Il presidente del Coni Giovani Malagò è stato condannato dalla Disciplinare della Federnuoto a 16 mesi di squalifica in qualità di presidente dell’Aniene, società per la quale gareggia anche Federica Pellegrini. Per Malagò dunque scatta la sospensione da ogni attività sociale e federale per il periodo in questione. E’ stata così riconosciuta la responsabilità di Malagò per “mancata lealtà” e “dichiarazioni lesive della reputazione” del presidente federale Barelli, denunciato dal Coni per una presunta doppia fatturazione.
IL CASO — Il caso era nato per una denuncia del Coni, presieduto da Malagò, alla Procura della Repubblica di Roma, per una presunta doppia fatturazione per 820mila euro per lavori di manutenzione della piscina del Foro Italico in occasione dei Mondiali di nuoto. Nel registro degli indagati era stato iscritto il presidente della Federnuoto Barelli, ma il pm aveva chiesto al gip l’archiviazione. La partita giudiziaria era stata poi riaperta dalla decisione di quest’ultimo di chiedere un supplemento di indagini, tuttora in corso.
ATTACCO DI BARELLI — Nel frattempo, nuovi colpi di scena. Barelli, infatti, ha invitato la Procura federale della Fin ad “accertare” e valutare i comportamenti di Malagò, nella sua condizione di membro della Fin come presidente della Canottieri Aniene. Un invito a verificare se ci possano essere state “infrazioni disciplinarmente rilevanti” nelle parole con cui Malagò riassunse la vicenda nella giunta Coni del 4 marzo, parlando, sono espressioni dello stesso Malagò davanti al viceprocuratore federale, “come presidente del Coni e non da tesserato Fin”. Il documento-segnalazione di Barelli accusava in sostanza Malagò di aver detto il falso in Giunta accusando ingiustamente la Federazione. La nota Fin citava la “mancata lealtà” e le “dichiarazioni lesive della reputazione”, gli articoli 2 e 7, che Malagò avrebbe violato con le sue parole su Barelli in Giunta sulle “doppie fatturazioni”. I legali del Coni avevano sollevato eccezioni di nullità, illegittimità e incompetenza, depositando anche il parere richiesto dalla Giunta al Collegio di Garanzia dello Sport, che chiariva la non competenza degli organi di giustizia delle Federazioni su vicende del genere.
MALAGÒ REAGISCE — In serata Giovanni Malagò ha reagito così alla squalifica: “E’ il trionfo dell’illogicità. Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato dal primo grado della giustizia sportiva della Fin. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva perché questo fosse realmente rispettoso di quei princìpi che regolano l’ordinamento dello sport. E non a caso su 75 componenti, l’unico voto contrario in Consiglio Nazionale su questa delibera è stato del Presidente della Federazione Italiana Nuoto. La cosa più sorprendente tuttavia è che la Commissione Disciplinare della Fin, assumendosene la responsabilità, abbia disconosciuto una recente decisione dell’intera Giunta Nazionale del Coni che aveva indicato nel Collegio di Garanzia dello Sport, che è la ‘Cassazione dello Sport’, l’autorità massima alla quale richiedere un parere. Parere che esplicitamente escludeva la titolarità in capo alla Commissione Disciplinare della Federazione Italiana Nuoto”.
NESSUN RIFLESSO SUL CONI — “La sanzione inflitta dalla Disciplinare della Fin nei confronti di Giovanni Malagò non incide in alcun modo sul Coni o sul ruolo del presidente, essendo limitata all’ambito della Fin e all’attività che Malagò può svolgervi in qualità di presidente della società Aniene”. Lo chiarisce il professor Piero Sandulli, presidente di sezione della Corte federale di appello della Figc e già componente della Corte di Giustizia federale della stessa Fin. “Non ci sono riflessi sull’attività del Coni – spiega – ma certo la situazione che si è creata non aiuta l’immagine dello sport italiano. La sanzione di 16 mesi, poi, è piuttosto pesante, non se ne ricordano tante neanche nel mondo del calcio per ben altri fatti…”. “Tutta la vicenda mi lascia perplesso – proseguito Sandulli – Ora Malagò potrà fare ricorso, ma in una situazione ormai deteriorata e per una vicenda sulla quale ci sono peraltro procedimenti anche penali in atto. Il rischio è che si vada avanti a oltranza con azioni e reazioni”.
GAZZETTA DELLO SPORT