Caos Lega, tre senatori pronti a passare al Misto Stallo tra Salvini e FI

Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo

Forza Italia fa la preziosa. La scontata alleanza con la Lega Nord non è più tanto scontata, almeno stando a quel che dicono gli uomini più vicini a Berlusconi. Il quale è incalzato dalle sirene del Nuovo Centrodestra che lo invita a scegliere: «O ricostruisce con noi una coalizione moderata, oppure si abbandona all’estremismo di Salvini». E poiché in ballo non c’è soltanto il Veneto, ma anche altre regioni dove l’alleanza con l’Ncd è considerata strategica dagli azzurri (specie in Campania), ogni soluzione è ancora possibile.
SILVIO E MATTEO A CONFRONTO

Il Cavaliere e il leader leghista hanno in agenda un incontro. Sui tempi e sul luogo del rendez-vous però preferiscono sorvolare, consapevoli entrambi che una nyuova fumata grigia verrebbe interpretata come un segnale di rottura possibile. «Nei prossimi giorni ci vedremo» tranquillizza Salvini dalla Sicilia «Ma non ci sono problemi in vista. Forza Italia in Veneto sarà con noi e con Luca Zaia. Che vincerà le elezioni malgrado i sondaggi di chi ci vuole male».
Più che coi sondaggi, la Lega è alle prese col pericolo di una diaspora più consistente di quel in via Bellerio avevano immaginato. Sette parlamentari – tre senatori e quattro deputati – sono pronti ad abbandonare i gruppi di Camera e Senato. Cinque sono vicini a Flavio Tosi, ma almeno due fanno riferimento a Bobo Maroni. Significa che l’espulsione del sindaco di Verona non è bastata a mettere a tacere le voci del dissenso interno. Anzi, le ha amplificate, malgrado la formale presa di distanza dello stesso Maroni dai ribelli.
Poi c’è la questione dei rapporti con Forza Italia. A Berlusconi non sono piaciute certe sparate del leader padano che gli ha dato del «vecchio». Ne ha parlato con i suoi, e qualcuno dei suoi ne ha parlato in pubblico. Tipo Domenico Scilipoti: «O Salvini ritira gli insulti al nostro leader, o può eleggersi Zaia insieme a Casapound». Certo, i diktat di Scilipoti non intimoriscono il capo del Carroccio, però l’aria che si respira in Forza Italia e questa.
IL SOGNO DEL CAVALIERE

Il Cavaliere continua a coltivare il suo progetto, o per meglio dire il suo sogno: riunire tutti nella stessa coalizione, dalla Lega Nord, a Fratelli d’Italia, al Nuovo Centrodestra, all’Udc. Salvini ripete di non volerne sapere: «Piuttosto di stare insieme con Alfano, io – milanista sfegatato – vado a vedermi il derby nella curva dell’Inter». Tuttavia sa di non poter andare al tavolo di Arcore esagerando con i veti, e si prepara a cedere su qualcosa, a cominciare dalla richiesta dei forzisti di bloccare le candidature di due leghisti in Liguria e Toscana.
Nei meandri di via Bellerio si sta facendo strada un’altra ipotesi. Che nelle Regioni in cui il candidato del centrodestra è leghista, l’Ncd rimane fuori dall’alleanza. In quelle in cui il candidato è di un altro partito, gli uomini di Alfano potrebbero anche entraree. Un po’ lo schema usato da Bossi nelle politiche 1994 quando costrinse Berlusconi ad allearsi solo con la Lega nei collegi del nord «consentendogli» di accordarsi con AN nel resto d’Italia.
I DUBBI DELL’NCD

Un’ipotesi suggestiva, ma con una grande incognita legata alla disponibilità del Nuovo Centrodestra ad accettare una simile soluzione. Anche perché – soprattutto in Veneto – gli uomini di Alfano continuano a lavorare per portare Forza Italia verso in appoggio a Flavio Tosi, il ribelle leghista che ha annunciato la propria candidatura in opposizione a Zaia e che continua ad accreditarsi come possibile vincitore: «Non parto per arrivare secondo. Tutto è ancora possibile».
Ieri alcuni uomini vicini al sindaco di Verona hanno fatto intendere che la sua intenzione è quella di correre col solo sostegno di liste civiche. In realtà l’accordo col Nuovo Centrodestra è a un passo. Il ministro Lupi lo ha confermato, seppure indirettamente: «Noi in Veneto abbiamo deciso di schierarci con l’anima leghista di responsabilità rappresentata da Tosi». Le trattative sono a buon punto, anche se Alfano vuole prima vedere cosa accade nel resti d’Italia.

Il Messaggero