Barack al Papa: meraviglioso incontrarla

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In modo da garantire ai cattolici Usa «la libertà di coscienza e di religione nel contesto della legge». Forse qualche correzione normativa. Chissà. Obama, invece, torna a casa consapevole di avere rotto il ghiaccio, di avere trovato un interlocutore attento, preparato, prezioso su vari fronti. Interni ed esterni agli Usa. A Francesco interessa la lotta alla povertà e Obama gli ha teso una mano. Bergoglio (che in vita sua non ha mai messo piede negli Usa e che probabilmente visiterà l’anno prossimo) ha usato però l’accortezza di non manifestare mai troppo entusiasmo specie davanti ai fotografi. Forse temendo di essere strumentalizzato in vista delle elezioni di medio termine.

SEMI DA GIARDINO
Significativi i doni che si sono scambiati. Bergoglio ha regalato al presidente le medaglie del pontificato e l’enciclica, Evangelii gaudium. «La leggerò nello studio ovale quando sono stressato e mi darà forza e mi calmerà». Obama ha ricambiato con una scatola ricavata dal legno dalla prima cattedrale degli States. All’interno c’erano dei semi di fiori del giardino della Casa Bianca da piantare nei giardini di Castelgandolfo da poco aperti al pubblico.

TEMPO CONSIDEREVOLE
In tutto sono restati seduti l’uno davanti all’altro, osservandosi reciprocamente per 52 minuti, un tempo di per sé considerevole nel protocollo d’oltretevere. Uno spazio che si è dilatato più che altro perché Bergoglio non parlando un inglese fluente ha richiesto la traduzione simultanea di un officiale della Segreteria di Stato. Il comunicato emesso alla fine, quando il corteo delle 51 vetture si stava dirigendo al Quirinale, ha descritto i colloqui «cordiali» con toni asciutti e senza fronzoli. C’è stato uno scambio di vedute sulla Siria, il Centrafrica, il Medio Oriente, l’Ucraina. L’auspicio è il rispetto del diritto umanitario e del diritto internazionale, incoraggiando «sempre» la via della diplomazia più che il rumore delle armi.

SIMPATIA
Il flusso di simpatia sembra essersi messo in moto, ad osservare la gestualità compiuta. Se confrontati i gesti iniziali e quelli della fine appare chiaro che una scintilla è scoccata. Sulla soglia le mani di Obama sono restate intrecciate a quelle del Papa per diversi secondi; Obama indugiava nel commiato, quasi volesse imprimergli un sorriso, uno sguardo. «Grazie, grazie». «E’ stato meraviglioso incontarla». «Preghi per me e per i miei familiari». «Sono colpito dalla sua compassione per i poveri, per una sua visita negli Usa impazzirebbero». «Lei è l’unica persona del mondo che ha più protocolli di me da rispettare». Il Presidente era giunto in Vaticano intorno alle 10,15, accompagnato da un serpentone di autovetture e due militari che tenevano ben strette due valigette nere, quelle contenenti i codici militari. Obama prima di partire assieme a Kerry è passato al piano di sotto, la Prima Loggia, per l’incontro con il cardinale Parolin.

IL MESSAGGERO