Assenteisti all’Ama parte la caccia ai permessi facili

AMA

Caccia ai certificati medici, ai permessi per motivi familiari, persino all’interno degli ospedali per verificare se le visite mediche con cui sono stati giustificati i permessi concessi, si siano effettivamente svolte. In parallelo, poi, corre l’audit (l’indagine) condotta da persone di fiducia del sindaco per comprendere se vi siano stati episodi di sabotaggio che abbiano rallentato la raccolta dei rifiuti e aggravato l’emergenza la settimana scorsa. 
Ama ha fatto partire i controlli sul personale per capire le ragioni dell’alto numero di assenze e sanzionare chi approfitta di diritti non suoi. Sono circa 240 i lavoratori dell’azienda che prossimamente verranno convocati dall’azienda per colloqui individuali riguardo il tema delle assenze. Ad annunciare la misura è stato il presidente dell’azienda Daniele Fortini. Ci saranno colloqui molto scrupolosi per capire se vi siano stati degli abusi, tenendo conto che la percentuale delle assenze, che a gennaio era al 19 per cento, è sì scesa al 16, ma comunque è superiore di due punti a quella di aziende dello stesso tipo nel resto d’Italia. Il numero di certificati medici e i permessi in base alla legge 104 (assistenza a parenti disabili) è molto alto, statisticamente è difficile comprenderne le ragioni.
LA LINEA DI FORTINI
A margine della presentazione delle linee guida del piano industriale Ama, Fortini ha spiegato: «Abbiamo valutato insieme alle organizzazioni sindacali l’esistenza e la consistenza anche specifica, per varie categorie, del problema e abbiamo deciso insieme come intervenire per correggerlo. Ci saranno colloqui individuali con tutti i lavoratori che fanno le assenze più lunghe e di cui non ci convincono le motivazioni per indurli a un comportamento più consono. Ne abbiamo già in programma una quarantina, sono circa 200 quelli da farsi. Poi ci sono le situazioni che attengono ai beneficiari della 104, i congedi parentali per assistenza ai disabili e anche qui esamineremo caso per caso in modo da non sparare nel mucchio, come giustamente ha detto il sindaco». L’indagine è scrupolosa ed è arrivata anche nei reparti ospedalieri e negli studi medici da cui sono partiti i certificati.
La verifica lanciata dall’azienda, viaggia in parallelo con quella che sta avviando la procura di Roma che giorni fa ha aperto un fascicolo sulla base di un esposto del Codacons affidato al pool dei reati contro la pubblica amministrazione guidato da Francesco Caporale perché, almeno in astratto, l’ipotesi di reato potrebbe finire per essere l’interruzione di pubblico servizio.
L’ANTIMAFIA
Al momento, però, non ci sono ipotesi di reato nè indagati. Nulla sembra essere cambiato invece, almeno sul piano penale, dopo la decisione del Tar del Lazio che ha deciso di cestinare l’interdittiva antimafia emessa dal prefetto Giuseppe Pecoraro che impediva alle amministrazioni locali di appaltare alle aziende del ras delle discariche Manlio Cerroni il trattamento dei rifiuti e aveva costretto quest’ultimo a nominare un fiduciario che gestisse effettivamente i suoi impianti e il rapporto con l’Ama. 
MALAGROTTA
L’interdittiva doveva essere la pietra angolare su cui l’amministrazione capitolina voleva basare il sequestro degli impianti di Cerroni (i due Tmb di Malagrotta e il tritovagliatore di Rocca Cencia) che sarebbero finiti direttamente sotto il controllo dell’Ama. La decisione del Tar cambia il quadro, rafforzando il potere dell’ex ras delle discariche indagato per associazione per delinquere. Ma è difficile pensare che in tempi stretti sia la procura a requisire quegli impianti. Dopo la chiusura a gennaio del primo troncone d’indagine, l’inchiesta penale sulla gestione degli impianti di Malagrotta è ancora in corso. La chiusura, però, potrebbe arrivare subito dopo l’estate. 

IL MESSAGGERO