Anti-corruzione, il ddl è legge Il falso in bilancio torna reato

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Via libera definitivo della Camera al disegno di legge anti-corruzione, con dentro anche le nuove norme sul falso in bilancio. I sì sono stati 280 (Pd, Ap, Pi, Alternativa libera, Sel), 53 i voti contrari (Forza Italia e M5s), 11 gli astenuti (Lega). Il ddl Grasso, dopo due anni e 51 giorni dalla sua presentazione in Senato, è quindi legge. Il testo non è stato modificato rispetto alla versione arrivata da Palazzo Madama dove era stato depositato, il 15 marzo 2013. Ma che cosa prevede il nuovo testo? Più carcere per i principali reati contro la Pubblica Amministrazione, sconti di pena per pentiti e collaboratori, reintroduzione del delitto di falso in bilancio, obbligo per i condannati a restituire il maltolto e più poteri all’Anac. Questi i punti-chiave della legge.
Corruzione. Viene punita con una pena da sei a dieci anni di reclusione la corruzione propria, commessa da pubblici ufficiali, mentre va da 6 anni nel minimo e a 10 anni e 6 mesi nel massimo quella per induzione. Per la corruzione in atti giudiziari si rischia da 6 a 12 anni.
Corrotti via da contratti con Pa per 5 anni. Sale a 5 anni il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per chi è condannato per un reato di corruzione.
416 BIS-Pene più alte per mafiosi e boss. Chi fa parte di un’associazione di stampo mafioso è punito con la reclusione da 10 a 15 anni (ora la pena va dai 7 ai 12 anni). Pene più severe per i boss alla guida del sodalizio mafioso: la pena va da 12 a 18 anni (e non da 9 e 14). Se l’associazione è armata la pena della reclusione è aggravata: va da 12 a 20 anni , mentre per i «capi» in questi casi la pena va da 15 a 26 anni.
Più controllo all’Anac. Il pubblico ministero che procede per corruzione, concussione, ma anche turbata libertà dell’asta pubblica e traffico di influenze dovrà tenere informato il presidente dell’Autorita’ Anticorruzione.
Torna il falso in bilancio. La seconda parte del ddl Grasso è dedicata alla riforma della disciplina delle false comunicazioni sociali. La novità principale prevista dal provvedimento è che il falso in bilancio torna ad essere un delitto, punito con il carcere, per tutte le imprese, non solo per quelle quotate in borsa e che scompaiono le soglie di non punibilità. Se la società è quotata, chi commette il falso in bilancio rischia la reclusione da 3 a 8 anni; se non quotata, da uno a 5 anni. Si procede sempre d’ufficio, a meno che non si tratti di piccole società non soggetto al fallimento, per le quali vale una sanzione ridotta (da 6 mesi a 3 anni).

Il Tempo