Allarme jihadisti due belgi in fuga fermati al confine «Diretti in Italia»

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PARIGI Le foto segnaletiche sono arrivate al posto di dogana di Chambery nel momento esatto in cui i due jihadisti belgi tentavano di entrare in Italia. «Si apprestavano a passare la frontiera e proprio in quel momento gli agenti alla dogana hanno ricevuto le foto segnaletiche dal Belgio e li hanno fermati» ha raccontato un agente francese. I due sarebbero membri di una cellula armata e pronta a colpire, a fare «un altro Charlie Hebdo» ha detto ieri un poliziotto belga, riferendosi alla strage del 7 gennaio al settimanale satirico francese. La cellula è stata colpita ieri da una serie di blitz delle teste di cuoio belghe in diverse città del paese. I due pronti a entrare in Italia, sono riusciti a scappare prima dell’assalto della polizia e sono adesso in attesa di estradizione verso il Belgio.
LA STRETTA
I terroristi non hanno ormai più confini dentro l’Europa. Ieri le operazioni antijihad sono state lanciate quasi contemporaneamente in Belgio, Francia, Olanda e Germania. Se il blitz dei francesi consente di stringere il cerchio attorno all’organizzazione che ha pianificato le stragi di Parigi, in Belgio, l’assalto delle teste di cuoio ha consentito di bloccare un gruppo che disponeva di un arsenale di guerra ed era pronto ad usarlo nei prossimi giorni, «forse nelle prossime ore – ha precisato un magistrato – contro poliziotti o commissariati». Un gruppo di almeno sette uomini, due di questi morti nel blitz, avrebbero avuto l’intenzione di rapire e decapitare un personaggio in vista, forse un magistrato di Bruxelles. In serata altra notizia da Londra: una ragazza di 18 anni è stata arrestata per terrorismo all’aeroporto di Stansted. Interrogata nei locali dell’agenzia anti britannica dell’antiterrorismo, la ragazza sarebbe di ritorno dalla Siria.
L’ASSALTO
Nell’assalto a Verviers, cittadina belga verso il confine con la Germania dove vive un’importante comunità musulmana, due jihadisti sono morti: hanno risposto al fuoco, con un arsenale da guerra, kalashnikov, mitra, pistole automatiche. In tutto tredici persone sono state fermate e interrogate, di queste tre sono state arrestate. Tutti avrebbero passato un periodo in Siria prima di tornare in Europa. L’operazione in Belgio non sarebbe legata al commando dei Kouachi e di Amedy Coulibaly, entrato in azione a Parigi, ma è comunque partita da una serie di segnalazioni dell’antiterrorismo francese, che riguarderebbe anche Lussemburgo e Germania.
LA BENLIEUE
A Parigi, la cellula che ha fatto strage a Charlie Hebdo e al supermercato kasher di Vincennes comincia ad avere contorni più precisi. In un’operazione condotta ieri mattina in diversi comuni della banlieue di Parigi, sono state fermate dodici persone, otto uomini e quattro donne: tutti avrebbero aiutato logisticamente, fornito armi, nascondigli, mezzi di trasporto, ai fratelli Kouachi e a Amedy Coulibaly. Molti erano noti alla polizia per spaccio o traffico d’armi. In particolare, la polizia potrebbe aver arrestato il famoso «quarto uomo», il complice di Amedy Coulibaly. Fermato a Grigny, dove era cresciuto Coulibaly, avrebbe acquistato in compagnia del terrorista la Renault Megane su cui si trovava al momento dell’assassinio della giovane agente di Montrouge, la mattina dell’8 gennaio. Gli inquirenti lo avevano identificato subito: nella Renault abbandonata da Coulibaly dopo aver sparato alla poliziotta c’erano infatti le sue impronte e la carta d’identità della madre. Alto quasi due metri, robusto, europeo, sarebbe stato sempre lui a fornire a Coulibaly una moto.
LA SMENTITA
Anche se il premier Valls ha dichiarato che l’attentato sventato in Belgio «non ha nulla a che vedere» con gli attacchi in Francia, il commando parigino ha beneficiato di diversi «contatti» belgi. C’è Nettin Karasular, di Charleroi, che si è costituito e ha ammesso di aver fornito armi a Coulibaly in cambio di un’auto, probabilmente la famosa Mini Cooper fantasma intestata a Hayat Bouemmediene, compagna di Coulibaly e fuggita in Siria. Altro contatto belga della cellula parigina, Omar detto «le rouget», il rosso, ex membro di una rede di appoggio logistico al Gia (il gruppo islamico armato, algerino), condannato in Francia e rifugiato in Belgio sotto l’identità di Kamel Bouallouche.

IL MESSAGGERO