L’intelligenza artificiale sta riscrivendo anche le regole dell’attenzione. Non più minuti, ma secondi: chi insegna ogni giorno racconta di ragazzi incapaci di seguire per intero anche una partita di calcio di novanta minuti, ridotta a una sequenza di highlights da scorrere sul telefono mentre l’incontro è ancora in corso. Un crollo che alcune ricerche collocano nell’arco di un decennio — dato da verificare con attenzione, ma che nella pratica quotidiana della classe assume contorni molto concreti.
“Tu insegnante devi essere bravo il più possibile a captare la loro attenzione in mille modi”, per Paolo Marcacci, insegnante di lettere dal 1999 e giornalista sportivo. Un vantaggio, ammette, per chi insegna materie umanistiche rispetto a chi affronta tecnologia o geometria. Ma la soglia di attenzione cede comunque: “Ci troviamo di fronte a dei ragazzini per i quali seguire la partita di 90 minuti è uno sforzo titanico. Anche se la partita è spettacolare, loro riescono a condensare tutto negli highlights”, tirando fuori il cellulare per controllare “quello che ha detto un calciatore su YouTube mentre stanno seguendo la partita”. Un fenomeno visibile “anche allo stadio, sotto la tribuna stampa”.
Semplificare non significa arricchire
“Un rischio che vedo per noi insegnanti è che l’intelligenza artificiale può essere un dispositivo che semplifica in tante cose, però semplifica e non arricchisce“, per le tracce dei temi ormai generate dall’IA: “A me, per come ragiono io, mi priva di un grande divertimento, ossia scrivere io le tracce dei temi e ogni volta farle il più accattivante possibile”. La citazione è di Roberto Vecchioni, collega insegnante oltre che artista: “Diffidate sempre di coloro che insegnano, che sanno solo quello che insegnano: quelli sono i peggiori insegnanti in assoluto”. Tra i colleghi, non manca chi si mostra sollevato dal poter delegare: “Vedo tanta gente contenta di essere deresponsabilizzata in questo senso”.
Sui compiti scritti con l’IA non esistono soluzioni definitive: “Il doping sarà sempre avanti rispetto all’antidoping”. Gli indicatori tecnici restano utili ma non risolutivi; la differenza si gioca altrove. “Quando prendi il ragazzo, che è sempre prima un individuo, e lo solleciti in un certo modo, lì puoi capire. Quando ti presenta un lavoro scritto e devi giudicare solo quello, è difficile comprendere”. Sono termini umani, non digitali — “per fortuna”.
Il ritorno a insegnanti che seguano una classe più a lungo nel tempo, come accadeva qualche anno fa, è ormai impossibile “per ragioni di nomine, di burocrazia”.
Nessun governo in particolare va incolpato: “Sarebbe bello poter dare la colpa solo a un governo, allora prima o poi quel governo finirà. E invece no, governi di tutti i tipi non hanno scalfito determinati discorsi dove prevale sempre la burocrazia”.










