Rientrata dalla pausa estiva, Ursula von der Leyen ha presenziato a Parigi in occasione della Rencontre des Entrepreneurs de France, l’appuntamento annuale del mondo imprenditoriale francese ospitato al Roland Garros. La presidente della Commissione europea ha rilanciato davanti alla platea uno dei dossier più delicati, e controversi, della sua agenda: l’Unione dei risparmi e degli investimenti. E’ da infatti diverso tempo che Ursula von der Leyen propone una soluzione alternativa per far crescere le aziende sul suolo europeo. Gli statunitensi ci scherzano da parecchio: secondo loro, sono la troppa burocrazia e le regole ideologiche di Bruxelles a ostacolare la crescita. La proposta di von der Leyen però è ben diversa. Spoiler: è un altro “sforzo” chiesto ai contribuenti.
“I risparmi sono pigri”
Secondo i dati citati da von der Leyen, circa 10mila miliardi di euro di risparmi privati restano depositati in banca. Risparmi che la presidente di Commissione definisce “pigri”. “Le nostre imprese sanno nascere in Europa, ma devono anche poter crescere in Europa“, ha detto all’incontro. “Troppo spesso vanno a cercare altrove i finanziamenti che mancano loro. Spostano il loro baricentro oppure vengono acquisite. Naturalmente, non finanzieremo questo sforzo solo con i bilanci pubblici. Ma l’Europa dispone di risparmi. Purtroppo, questi risparmi sono pigri. Oggi 10.000 miliardi di euro di risparmi delle famiglie giacciono sui conti bancari. E una parte consistente dei risparmi europei viene investita al di fuori del nostro continente“.
“L’Europa” – ed ecco la proposta – “deve ora metterlo al servizio delle proprie imprese“. L’obiettivo dichiarato è di mobilitare “fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi“, cifra che Bruxelles considera necessaria per sostenere industria, riarmo e transizione energetica, nel solco delle raccomandazioni contenute nel famoso rapporto Draghi sulla competitività europea.
Un’intesa a 27, o si parte comunque
Sul piano politico, la presidente precisa: vorrebbe arrivare a un’intesa tra tutti i 27 Stati membri entro la fine del 2026, ma ha aperto anche a uno scenario alternativo.
“Abbiamo presentato le proposte relative alla cartolarizzazione, agli investimenti delle banche e delle assicurazioni, all’integrazione dei nostri mercati e alla loro vigilanza. Nel loro insieme, queste proposte possono sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Ora occorre raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, e vi dico: preferibilmente con tutti i 27 Stati membri, ma se ciò non fosse possibile, con coloro che sono disposti a farlo, se necessario. Lo faremo“.
Resta da capire, nei prossimi mesi, quanto rapidamente i governi nazionali saranno disposti a seguire il ritmo imposto da Bruxelles su un tema che tocca direttamente i portafogli dei cittadini europei.










