Una startup newyorkese di nome Shift sta facendo discutere negli Stati Uniti e non solo. L’applicazione mette in contatto i residenti di New York con addetti alle pulizie professionisti che operano gratuitamente: il servizio è reale, ma il compenso non è in denaro. Come spiegato direttamente sul sito della società, gli operatori indossano telecamere in prima persona durante il lavoro, e le riprese vengono utilizzate per addestrare la prossima generazione di robot domestici. “Questi dati sono sufficientemente preziosi da consentirci di offrire servizi di pulizia gratuiti per un periodo di tempo limitato”, recita la pagina web della piattaforma.
Il modello è stato al centro di una discussione ai microfoni di Un Giorno Speciale tra Fabio Duranti e Giorgio Bianchi.
“La tua casa mappata in cambio di un pavimento pulito”
Duranti ha definito il meccanismo di Shift la “quintessenza” di un sistema di raccolta dati mascherato da servizio gratuito. “Non solo addestriamo le macchine”, ha osservato il conduttore, “ma abbiamo una mappa perfetta delle case di chiunque: cosa tengono, dove lo tengono, le abitudini delle persone”. Il riferimento è al rischio che simili dataset, una volta aggregati, possano essere utilizzati per finalità commerciali o — in caso di violazioni della sicurezza informatica — finire nelle mani di attori malevoli.
Il caso Shift, secondo Duranti, non è isolato ma si inserisce in una tendenza più ampia: quella di servizi apparentemente gratuiti che in realtà chiedono all’utente di “premere accetta” su condizioni contrattuali raramente lette, cedendo di fatto il controllo sui propri dati. “Tra quegli accetta ci sono anche accettazioni non solo di quella applicazione o di quel servizio, ma anche di altri”, ha spiegato il conduttore. A corredo della discussione, è stato citato un articolo di Guido Scorza pubblicato su Startup Italia dal titolo “Accetteresti una telecamera in casa in cambio di pulizie gratis?”, indicato come ulteriore approfondimento sul tema.
Bianchi: “Gli addetti alle pulizie sono i tacchini del Ringraziamento”
Giorgio Bianchi ha inquadrato il fenomeno Shift in una cornice più ampia, quella della quarta rivoluzione industriale e della progressiva automazione del lavoro. “Le macchine agricole hanno tagliato via il posto di lavoro dei braccianti, le macchine nella catena di montaggio hanno tagliato via i posti di lavoro degli operai”, ha ricordato il giornalista. “Oggi l’intelligenza artificiale taglierà via i posti di lavoro dei servizi, del terziario, delle professioni”. Gli stessi lavoratori che oggi raccolgono dati per addestrare i robot domestici, ha osservato Bianchi, rischiano di essere “i tacchini che festeggiano il giorno del Ringraziamento”: utili solo fino a quando le macchine non saranno in grado di sostituirli.
Nel corso della conversazione, Bianchi ha anche fatto riferimento alle notizie recenti sulla Cina, dove sarebbero in costruzione interi eserciti di robot androidi. “Se andate a vedere i filmati di questi androidi che corrono, che ballano, che fanno gesti estremamente complessi, sembra di vedere un film di fantascienza distopica”, ha detto. “Ma non è fantascienza: è oggi”.
Il nodo della sorveglianza e il ruolo dell’intelligenza artificiale
Il dibattito si è poi allargato al tema della privacy digitale e del GDPR, che secondo Duranti rischia di diventare una copertura formale più che una tutela reale. “Il GDPR prevede che ogni volta che vuoi invaderla devi chiedere il permesso”, ha spiegato, “soltanto che noi riceviamo ogni giorno nei nostri dispositivi un sacco di applicazioni dove per usarle dobbiamo premere accetta”.
Bianchi ha invece sollevato una riflessione di più lungo periodo sul rapporto tra automazione, potere economico e futuro del lavoro. Con 8 miliardi di esseri umani e una forza lavoro progressivamente sostituita dalle macchine, ha argomentato il giornalista, la questione non è solo tecnologica ma politica: chi controlla i dati e gli algoritmi determina anche chi risulterà “utile” nel sistema produttivo del futuro. “Le cosiddette intelligenze artificiali sono soltanto a servizio del potere”, ha concluso Duranti. “Ti fanno capire che stanno a servizio del cittadino, ma sono a servizio del potere”.










