Hormuz, Bab el-Mandeb e la guerra delle rotte: “La vera bomba atomica è il controllo degli stretti

Dalla strategia iraniana alla crisi del Mar Rosso, passando per il confronto tra propaganda e geopolitica. L’analisi di Melanie Francesca sul nuovo equilibrio mondiale. La vera arma strategica del Medio Oriente non sarebbe l’arma nucleare, bensì il controllo dei grandi passaggi marittimi. È questa la tesi al centro dell’intervento di Melanie Francesca. Secondo Francesca, il punto cruciale non è soltanto la forza militare, ma la capacità di influenzare il traffico commerciale globale. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali snodi energetici del pianeta, mentre Bab el-Mandeb costituisce il collegamento essenziale tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Anche senza una chiusura totale, è sufficiente che un gruppo armato riesca a rendere insicura la navigazione per provocare effetti economici enormi. L’esempio citato è quello degli Houthi nello Yemen: pochi droni o missili, anche relativamente economici, possono aumentare il rischio per le petroliere, facendo crescere i costi assicurativi e inducendo molte compagnie a evitare quelle rotte.

“In questo modo non serve una superiorità navale assoluta per bloccare il commercio: basta creare un livello di rischio tale da scoraggiare il traffico marittimo.”

Il punto di vista iraniano: la voce di Mohammad Marandi

Per comprendere la visione di Teheran, Francesca richiama spesso le analisi del professor Mohammad Marandi, docente dell’Università di Teheran e tra gli intellettuali più vicini alle posizioni ufficiali della Repubblica Islamica. Secondo Marandi, l’Iran sarebbe preparato da decenni a un’eventuale invasione terrestre e disporrebbe di infrastrutture militari sotterranee in grado di resistere agli attacchi occidentali. Da questa prospettiva, i bombardamenti americani avrebbero colpito soltanto installazioni secondarie. Il suo linguaggio, fortemente influenzato dalla dimensione religiosa e ideologica, presenta l’Iran come il principale baluardo contro quella che definisce l’egemonia americana e israeliana. Francesca sottolinea tuttavia come il discorso di Marandi sia profondamente impregnato di propaganda. Da una parte vengono descritti gli Stati Uniti come il principale promotore del terrorismo internazionale; dall’altra l’Iran viene rappresentato come una nazione unita, forte e pronta a resistere a qualsiasi offensiva.

“La realtà della geopolitica è molto meno morale di quanto raccontino le narrazioni ufficiali. Ogni attore difende prima di tutto i propri interessi strategici.”

Sul fronte opposto viene richiamata la posizione dell’ex viceammiraglio americano Bob Harward, profondo conoscitore del Medio Oriente. Secondo questa impostazione, Washington punterebbe a colpire le infrastrutture strategiche iraniane non tanto per una conquista militare diretta, quanto per favorire un cambiamento interno del regime. L’obiettivo sarebbe quello di indebolire il sistema fino a stimolare una rivolta della popolazione o il sostegno di minoranze interne, come quella curda. Secondo Francesca, la censura non sarebbe una caratteristica esclusiva dell’Occidente o dei Paesi autoritari, ma assumerebbe forme differenti a seconda dei blocchi geopolitici.

“In Occidente vengono spesso marginalizzate le posizioni considerate complottiste; nei Paesi appartenenti ai BRICS o nell’area mediorientale, invece, accade spesso il contrario: viene limitata la narrazione occidentale”